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La scuola si mobilita per la dirigente licenziata dal Ministero
Il consiglio di istituto del comprensivo Menconi di Avenza si schiera con la preside Castagna: appello a Renzi
CARRARA. Consiglio di istituto straordinario (al comprensivo Avenza Gino Menconi) e allargato ai rappresentanti di classe, per esprimere solidarietà e vicinanza alla dirigente Marta Castagna, una dei 135 presidi in tutta la Toscana che il Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso di licenziare dopo che la sentenza del Consiglio di Stato ha invalidato il concorso per dirigenti scolastici.
Dopo la riunione di ieri sera verrà elaborato un documento da inviare al presidente del consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’ Istruzione, Stefania Giannini, in cui verrà formalizzata la richiesta di mantenere al suo posto la dirigente Castagna.
La mobilitazione innescata dall'annullamento del concorso per dirigenti scolastici, decisa da una sentenza del Consiglio di Stato, tocca da vicino anche la nostra provincia, dove sono cinque i presidi già nominati che rischiano di dover abbandonare il posto di lavoro con l'attuazione del provvedimento di annullamento. Si tratta dei dirigenti scolastici Alessandra Carozzi dell'Istituto comprensivo Moratti di Fivizzano, Alessandra Valsega del circolo Massa 6 di Romagnano, Anna Maria Florio dell'Istituto comprensivo Dante Alighieri di Aulla e Marta Castagna dell'Istituto comprensivo di Avenza. A questi si aggiunge Sonia Casalini dirigente scolastico a Pietrasanta.
Per la dirigente Marta Castagna è sceso in campo il consiglio di istituto.
«Abbiamo voluto manifestare la nostra solidarietà e vicinanza alla dirigente - spiega il presidente del consiglio di istituto Vittorio Mele - La professoressa Castagna è qui dal settembre del 2012 e in questi due anni ha avuto un comportamento esemplare, per la nostra scuola e per i nostri ragazzi».
«Proprio per questo motivo - prosegue il presidente del consiglio di istituto - elaboreremo un documento in cui chiediamo che la professoressa possa rimanere al suo posto: esporremo la questione sia a Renzi che al ministro Giannini».
Insomma una vera e propria mobilitazione per una questione che riguarda da vicino il mondo della scuola, anche nella nostra provincia.
La decisione di annullare il concorso per presidi è stata presa quando è emerso che uno dei componenti della seconda commissione esaminatrice non possedeva i requisiti per fare parte di tale organismo. Tale scoperta, a cui si è giunti dopo i ricorsi presentati da alcuni candidati bocciati, ha provocato una situazione a dir poco anomala, dal momento che tutti i partecipanti al concorso hanno dovuto sostenere l'esame orale davanti alla commissione poi rivelatasi "illegittima", che ha corretto anche una parte degli scritti.
La conseguenza di tutto ciò è che tutti i candidati dovranno rifare gli orali e coloro i cui compiti sono stati corretti dalla seconda commissione anche gli scritti. Quelli che hanno avuto gli elaborati corretti dal primo organo esaminatrice, invece, dovranno essere interrogati di nuovo. E, nel frattempo, perderanno il posto.
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