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«Insana competizione fra assessori»: e cadde la giunta Pincione
Un volume di Luciano Pucciarelli ricostruisce gli anni fino al 93-94: in primo piano anche la questione marmo
CARRARA. Qualche tempo fa, recensendo il volume “L’edera e il marmo: 160 anni di mazzinianesimo a Carrara (1831-1992)”, scritto da Michele Finelli, edito da Pierfrancesco Pacini e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, abbiamo scritto che il principale punto debole dell’opera è la conclusione, assai frettolosa.
Lo studio, infatti, termina proprio quando diventa più interessante ed attuale, accennando appena all’esperienza amministrativa dell’ultimo sindaco repubblicano, lo stesso avvocato Alberto Pincione, attuale presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, sponsor del libro, che, eletto primo cittadino nel 1991, con l’appoggio di ben 26 consiglieri comunali su 40, dovette dimettersi due anni dopo, lasciando spazio alla nomina di un commissario prefettizio, situazione che dal 1946 non si era mai verificata.
Per un’opera di storia cittadina è certamente un limite non da poco, in quanto molti fenomeni ancora oggi al centro dell’attenzione trovano la loro origine proprio in quegli anni di gravi difficoltà, segnati dal crollo della “Prima Repubblica”. Sono aspetti che “L’edera e il marmo”, fermandosi al 1992, non esamina, ma avrebbero meritato un’analisi storica rigorosa.
E’ il caso, ad esempio, della discussa delibera n. 1651 del 17 settembre 1993, con cui la giunta Pincione introdusse la forfettizzazione della tassa sui detriti delle cave, un tema la cui bruciante attualità è confermata dalle parole del sindaco Angelo Zubbani al convegno sulla “Repressione dell’evasione fiscale”, organizzato dalla neonata “Associazione civica apuana”.
In quell’occasione Zubbani, che nella giunta Pincione era stato vicesindaco, ha infatti dichiarato: «Stiamo lavorando soprattutto per fare maggiore chiarezza sul commercio di scaglie, terre e scogliere».
L’operato dell’ultimo sindaco del Pri, pur senza affrontare direttamente il problema dei detriti, è invece esaminato nel volume “Carrara nella Repubblica: 1945-1995”, pubblicato dall’editore Zappa di Sarzana nel 1997 e scritto da Luciano Pucciarelli, segretario provinciale del Pci negli anni ‘70, scomparso lo scorso 13 gennaio.
In tale studio, citato anche nella bibliografia del libro di Finelli, Pucciarelli, già assessore al marmo, consigliere comunale e regionale, esprime un giudizio assai severo su quella amministrazione, caratterizzata, a suo dire, da “una decadenza nel fare politica”, innestatasi “in una precedente situazione di scadimento” e sintomo di “una difficoltà anche dal punto di vista psicologico prima ancora che politico”.
«Dagli anni che vanno dal ’87 al ’90 e successivamente fino al 1993 - sostiene Pucciarelli- prevale, sia nella conduzione del Comune che nella vita complessiva dell’istituzione, un’attività caratterizzata da grande labilità ideale, da improvvisazioni, da risse reiterate e da quella che appare come una insana competizione tra assessori».
Tutto ciò, secondo l’autore, avrebbe influenzato negativamente l’attività della giunta, «già abbastanza piatta ed incolore dal punto di vista amministrativo», anche per quanto riguardava i “grandi temi generali”, con «una attenuazione dei sentimenti di solidarietà e di amicizia». Ad esempio, nonostante i gemellaggi con Erevan e Kraguievac, istituiti rispettivamente nel 1962 e nel 1976, il Comune non avrebbe compiuto alcun gesto di solidarietà, anche solo verbale, verso le popolazioni vittime delle spaventose guerre civili che dal 1992 laceravano Armenia ed ex Jugoslavia. Il libro rimprovera al sindaco Pincione di aver dimenticato persino il centenario dei moti anarchici del 1894, nonostante fosse stato avvisato due anni prima da una lettera riprodotta nel volume, firmata da Osvaldo Angeli e dallo stesso Pucciarelli, all’epoca rispettivamente segretario e presidente della Federazione provinciale del Pds. Si parla poi dell’omicidio dell’ingegner Alberto Dazzi, avvenuto il 15 maggio 1991 e della vicenda del Marble Hotel, iniziato, grazie ai contributi stanziati dal governo, in occasione dei mondiali di calcio del 1990 e ad oggi incompiuto, di cui il professionista era direttore dei lavori.
Le considerazioni che l’autore esprime nel 1997, analizzando il delitto di 6 anni prima, risultano straordinariamente in anticipo sui tempi. «L’episodio - afferma - si inquadra nei tanti che si susseguono nella costa apuo-versiliese, la cui matrice sembra essere quella che ispira le gesta della grande organizzazione malavitosa di importazione». Pucciarelli spinge la sua lucida ed attenta trattazione fino a metà anni ’90, descrivendo anche il nuovo regolamento degli agri marmiferi, emanato dal sindaco successivo, Emilia Fazzi Contigli ed approvato dal consiglio comunale il 23 dicembre 1997, che, abrogando la legislazione estense, introduceva concessioni temporanee ed onerose, con divieto di subaffitto e veniva confermato l’anno successivo dalla legge regionale n. 68/95 e dalla “rivoluzionaria” sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95, in cui si affermava che le cave erano “patrimonio indisponibile del Comune”, evento definito nel volume «semplicemente straordinario, storico».
Il suo bel libro, ricostruisce con dovizia di particolari l’acceso dibattito sul nuovo regolamento degli agri marmiferi, ricordando l’ostilità del primo governo Berlusconi e di Assindustria apuana, presieduta all’epoca da Gino Mazzi, patron della Furrer ed attuale presidente della Cassa di Risparmio, il quale, sabato 26 novembre 1994, ebbe a dichiarare: «Occorre un coordinamento di azioni a tutela delle cave, gestite dai privati e che ai privati devono restare. Negozieremo con il Comune per un regolamento degli agri marmiferi, ma che sia nel rispetto delle leggi vigenti».
E per “leggi vigenti” il presidente degli industriali intendeva quelle estensi, chiudendo, di fatto, ogni possibilità di dialogo con la municipalità.
David Chiappuella
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