Tante tasse e pochi servizi La fuga verso la Svizzera
La storia di Irene e Alessandro: su 100 euro a noi ne rimangono meno di 40 Si appellano a Renzi perché dia loro un motivo per rimanere in Italia
MASSA. Irene Serbandini ha l’eloquenza dell’oratore. Trentacinque anni, maturità classica, una laurea in archeologia e una dialettica fluente.
Ha fatto l’impiegata in uno studio legale e adesso fa la mamma e l’imprenditrice. Insieme al marito Alessandro Bonini gestisce una micro impresa, la Elerepair: due coniugi al lavoro e tanta voglia di fare. Forniscono assistenza post vendita per stufe a basso consumo ed impianti di condizionamento: lui corre da una casa all’altra, lei si occupa di amministrazione e gestione pratiche. Oltre venti ore di lavoro in due per uno (e uno solo) stipendio che permetta di mandare avanti la famiglia. Nella loro sede di via del Cesarino c’è anche un ampio laboratorio di riparazioni per piccoli elettrodomestici, ma ferro da stiro e phon, con i tempi che corrono, non li aggiusta più nessuno ed Irene e Alessandro stanno pensando di chiuderlo: «Lo abbiamo visto morire negli ultimi tre mesi» confida l’imprenditrice. Vita dura perché, grande o piccola, per lo Stato sei un’impresa. Tradotto: formazione (a tue spese), burocrazia a go go. E tasse, tante tasse. Così tante che la famiglia Bonini si avvantaggia e comincia a mettere quel che serve in valigia. Destinazione: Svizzera. «Su 100 euro - Irene si affida ai numeri - se ne vanno in tasse oltre 60, ma non è soltanto una questione di denaro. Piuttosto di sistema: siamo andati in Svizzera per affiancare un collega che stava cominciando ad “aggredire” il mercato d’oltralpe. Tra noi e loro c’è - così lo definisce - l’abisso. Là è più facile mettersi sul mercato del lavoro, aprire un’attività, le tasse si pagano eccome, ma ai soldi versati corrispondono servizi certi, senza dimenticare il sussidio per chi non ha u’occupazione». Irene è mamma e i servizi per lei sono una priorità: «In Italia o hai i nonni o sei perso. In Svizzera, ho visto bambini di 5 anni andare alla scuola materna da soli in un contesto di piena sicurezza, in strade a dimensione di bimbo». Irene ed Alessandro le loro perplessità le hanno espresse anche alla tv dell’Europarlamento che li ha intervistati nei giorni scorsi. Timori certo, ma anche - e meno male - l’ottimismo dei trent’anni: «Non diciamo di non credere più a nulla, il governo è nelle mani di un giovane, al premier chiediamo di darci un motivo per rimanere». La famiglia Bonini si concede ancora qualche mese: fino a dicembre. Renzi ha poco tempo per non farsi scappare due (dei tanti) giovani italiani e il loro bagaglio di voglia di fare. (Chi. Si.)
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