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Marmo, il Comune riparte da solo

Marmo, il Comune riparte da solo

Maxidelibera: mano tesa solo a chi harispettato gli accordi in passato, per gli altri nessuna concertazione e pugno di ferro

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CARRARA. Basta con la concertazione, ora il Comune ci riprova a far pagare gli imprenditori del marmo sulla base del canone di concessione stabilito attraverso i valori medi.

In attesa di definire la storia infinita dei beni estimati, la giunta comunale ha messo nero su bianco una maxi-delibera omnibus, nella quale ripercorre la storia tribolata degli ultimi dieci anni, fra accordi sottoscritti e altri, seppure sottoscritti, non andati a buon fine (come l’una tantum da due milioni e 50mila euro relativa alle scaglie). Dieci pagine fitte.

La cronistoria ripercorre anche le brucianti sconfitte al Tar dell’anno scorso, che di fatto hanno compromesso le nuova modalità di tassazione.

L’excursus riparte dall’inizio: dal 30 dicembre 2003, primo accordo tra il Comune di Carrara e le Associazioni di Categoria Confartigianato, Cna, Api Toscana e Lega Cooperative; il 25 novembre 2004, integrazione con Assindustria. E ancora, nel luglio 2004, fra Comune e le principali imprese utilizzatrici dei detriti, ci fu un memorandum d’intesa.

Tutti questi accordi - si ricorda - ipotizzavano una regolamentazione della gestione dell’attività estrattiva da attuare in modo concertato e condiviso.

L’accordo del 2003, dopo l’integrazione del 2004, doveva durare fino al 2011; stessa durata per il memorandum d’intesa. Nel 2008 però, a febbraio, visti gli oneri della via dei Marmi, fu sottoscritto con tutte le associazioni di categoria interessate un nuovo accordo integrativo. Per le scaglie, era previsto che “Le scaglie scure-colorate la cui tariffa è determinata in 1,20 euro saranno esclusivamente quelle provenienti dalle cave di cui all’elenco che sarà definito tra le parti”. La circostanza - si ricorda - avrebbe portato a un maggiore introito dai detriti per circa 2 milioni di euro.

Ma quando si va alle distinzioni, ecco i problemi. il Comune ammette, nella sua delibera: «A seguito delle problematiche insorte in sede di applicazione di quest’ultimo accordo ed in particolare proprio con riferimento alla classificazione delle cave per la contabilizzazione dei materiali detritici, si è reso necessario ricercare una nuova intesa; il 29/07/2009, dopo una defatigante trattativa al tavolo di concertazione permanente, è stato sottoscritto tra il Comune e le associazioni di categoria, ad esclusione della Associazione Industriali, un nuovo accordo ulteriormente integrativo, con cui è stata istituita una “addizionale straordinaria una tantum” pari a 2.050.000 euro da ripartire tra tutte le cave, è stato previsto un diverso sistema di classificazione per la contabilizzazione dei materiali detritici, è stato rideterminato il valore medio concordato (e la conseguente tariffa unitaria) per i blocchi delle cave ricomprese nella terza fascia di cui agli accordi del 2003, 2004 e 2008».

Primo problema: agli accordi del 2008 e del 2009 hanno aderito un limitato numero di concessionari e titolari delle autorizzazioni all’escavazione (per la precisione 24 ditte all’accordo integrativo del 2008 e 11 ditte a quello integrativo del 2009).

Estrema incertezza. E’ la stessa giunta che, oggi, marzo 2014 ammette che «si è venuta a determinare una situazione di estrema incertezza in ordine al regime sia economico che giuridico applicabile in materia di gestione complessiva dell’attività di escavazione nelle cave, situazione che necessita di essere definita anche per evidenti ragioni di pubblico interesse». Chi ci capisce è bravo. Proviamo a leggere: «Gli accordi del 2003 e del 2004 sono venuti a definitiva scadenza alla fine dell’anno 2011; mentre i successivi non hanno avuto applicazione (in particolare quello del 2009) ovvero l’hanno avuta solo per alcune previsioni e non per altre fondamentali (in particolare quello del 2008); in specifico, l’accordo 2008 non ha trovato applicazione, stante l’opposizione degli operatori economici interessati, quanto al regime tariffario delle cosiddette “scaglie bianche e scure”; né sono state ritirate le azioni giudiziarie pendenti, ma, anzi, anche e soprattutto successivamente all’accordo del 2008 è insorto un nuovo e consistente contenzioso». Non è finita: non è stata neppure pagata l’”addizionale straordinaria una tantum” da due milioni e 50mila euro. E la terza fascia non ha pagato sulla base delle tariffe stabilite con l’accordo del 2008.

Le sconfitte al Tar. Arriviamo a novembre 2011, quando il Comune introduce i valori medi per definire contributo ambientale e canone di concessione. Ma ogni atto di questa nuova suddivisione viene annullato dal Tar; il Comune fa ricorso al Consiglio di Stato, ma nel frattempo gli uffici si attivano per rispettare la mancanza fatta notare dal Tar, ovvero, l’omessa attivazione del contraddittorio con tutti i soggetti interessati tramite l’inoltro di apposita comunicazione di avvio del procedimento. Ventiquattro le osservazioni giunte a palazzo.

Il Comune va avanti da solo. Ad oggi, sottolinea il Comune, gli unici accordi efficaci e vincolanti «sono esclusivamente quelli rispetto ai quali risulta inter- venuta la formale adesione da parte dei concessionari» (una minoranza di una trentina di aziende), pertanto ora si procede ex novo con gli atti necessari alla determinazione del canone di concessione e del contributo di cui alla Legge regionale n. 78/1998 per il biennio 2014 – 2015 nei confronti di tutte le imprese concessionarie che non abbiano formalmente aderito agli accordi, con riserva di adottare successivi provvedimenti per disciplinare il biennio 2012– 2013.

No a una nuova concertazione. Uno dei passaggi chiave della maxi delibera è che «non è interesse del Comune aprire una nuova fase di concertazione né con le associazioni di categoria né con le singole imprese concessionarie, salvo ovviamente il riconoscimento fino al 31.12.2015 degli effetti degli accordi del 2008 o del 2009 a favore delle imprese che li hanno sottoscritti».

Le concessioni? Di tipo europeo. Vi è un altro passaggio importante: «Il Comune, nel dare puntuale applicazione della disciplina legislativa e regolamentare prevista in materia, intende procedere, proprio relativamente alla normativa regolamentare in vigore, ad apportare le mo- difiche che si rendessero necessarie soprattutto al fine di rendere compatibile la gestione delle cave, quali beni pubblici, con i principi comunitari ormai consolidati e direttamente applicabili nel nostro ordinamento e che solo a seguito di tali modifiche regolamentari potranno essere rilasciati i nuovi titoli concessori». Insomma, il Comune rompe gli indugi: non solo annuncia che determinerà le nuove tariffe per il 2014-2015, ma rifarà tutti i conti dal 2003 a oggi per verificare se tutti hanno pagato quanto dovevano. E chiederà gli arretrati.

Massimo Braglia

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