Dall’ospedale a casa, stessa qualità di cura
Il chirurgo Francesco Di Marzo spiega il percorso condotto al Sant’Antonio Abate di Pontremoli
PONTREMOLI. Ogni anno circa cinquanta pazienti vengono operati nella Unità operativa di chirurgia generale dell’ospedale Sant’Antonio Abate per tumori del tratto gastrointestinale, del pancreas e del rene.
L’incidenza in Lunigiana è in linea con la media nazionale. Il punto più delicato del percorso di cura è il duplice passaggio dal domicilio all’assistenza ospedaliera.
Al di là della disponibilità familiare, esistono particolari esigenze in ambito nutrizionale, soprattutto trattandosi di pazienti tendenzialmente anziani.
Un problema medico e sociale di grosso spessore in Lunigiana alla luce delle possibili, non rare complicazioni, che comunque da tempo trova una concreta qualità operativa e di risultati.
Come spiega uno dei chirurghi dell’Unità operativa, il dottor Francesco Di Marzo, il percorso di cura del paziente non si limita all’intervento in sala operatoria, ma comprende la preparazione a casa e la continuità delle cure dopo la dimissione.
In tal senso il concetto centrale è il ricorso a strumenti semplici che diano risultati concreti e l’immunonutrizione è uno di questi.
«I risultati - prosegue Francesco Di Marzo - sono ottimi: riduzione drastica delle complicanze infettive (potremmo cominciare a ragionare sull'obiettivo "infezioni zero"), riduzione delle complicanze non-infettive, minor numero di giorni di degenza post-operatoria e ovviamente riduzione dei costi inclusi gli invisibili, ma importantissimi "costi sociali"».
Il medico aggiunge poi che «Sul futuro, le idee sono chiare: il paziente è il centro della nostra attività, ogni iniziativa è volta al miglioramento dell'informazione, alla crescita del rapporto di fiducia, all'incremento della collaborazione con i medici del territorio».
Il programma d’aggiornamento clinico - conclude il dottor Francesco Di Marzo - prevede due convegni nel 2014 (ad aprile "medicazioni complesse", in inverno "la nostra esperienza nella fast-track surgery") che intendono continuare a trasmettere un messaggio fondamentale: nella diatriba sui piccoli ospedali periferici, i pazienti devono sapere che il valore aggiunto è la qualità dei professionisti e non il numero».
Gian Ugo Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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