Il Tirreno

«Per favore, ridatemi il pattino da pesca»

La Capitaneria gliel’ha sequestrato: «E’ vero ho sbagliato, ma ora non ho più di che campare»

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CINQUALE. Un uomo che vive esclusivamente di pesca e che da domani, a seguito del sequestro della sua imbarcazione, non saprà più come fare.

È l'altra faccia della medaglia di una storia che parla di controlli importanti e necessari della Capitaneria di Porto sullo specchio d'acqua della costa apuana, ma che vede protagonista un pescatore disperato, perché la barca era la sua vita.

«Ho sbagliato, lo ammetto- ci racconta Enrico Del Corto, 45 anni, pescatore di Cinquale, uno di quelli pizzicati in mare domenica scorsa senza l'assicurazione per la sua imbarcazione- ; sono uscito con il mio pattino, altro che peschereccio, senza aver ancora pagato l'assicurazione, perché erano mesi che non andavo per mare, a causa del maltempo. Avrei dovuto saldare i debiti lo so. Ma non avevo soldi, speravo di guadagnare qualcosa in queste settimane fino alla Pasqua per potermi rimettere in pari. Ora sono rovinato».

Il pescatore era uscito in mare col suo pattino e cinque reti: la Capitaneria gli controlla il mezzo e scopre che non è assicurato e, inoltre, che è stata apportata una modifica al motore, completamente sostituito a quanto pare, senza chiedere le dovute autorizzazioni. Con lui, finiscono nei controlli della Capitaneria altri cinque pescatori, «ma io sono quello messo peggio di tutti- confessa Enrico- ; si parla di una multa che supera i 3000 euro e poi mi hanno sequestrato il pattino. Se non pesco come faccio a guadagnare e a pagare la multa? Chiedo alla Capitaneria che almeno mi lascino la barca. Per pietà».

Il signor Enrico fa parte di quei pescatori che a Montignoso hanno partecipato al bando per le casine al porticciolo, dove vendere al dettaglio il pesce appena pescato; in sei si sono uniti in una cooperativa, tutto in regola, a parte l'imbarcazione con cui si procurava il pesce. Tra i debiti, circa 50 mila euro che Enrico deve ad Equitalia, si sono sommati anche quelli dell'attracco al porticciolo di Cinquale, circa 1500 euro, che lui non paga da molto tempo: «Non ce la faccio- spiega- ; col pesce, se va bene, guadagno 200 euro al giorno. Sotto Natale è andata meglio, anche 300 euro, ma dal 10 gennaio al 27 febbraio non sono più uscito in mare, quindi tutto quello che ero riuscito a guadagnare I'ho speso». In mare domenica Enrico aveva gettato 5 reti e raccolto 15 chili di seppie: «Se non fosse stato per un amico avrei dovuto lasciare lì tutto- racconta-; ma un po' di umanità non ce l'hanno? Volete che mi umili? Lo faccio: ho 45 anni, vivo con i miei genitori, 80 enni, che di fatto mi mantengono; sono spesso costretto a chiedere i soldi per la benzina a mia madre. Mia figlia ha 9 anni, vive con me dopo il divorzio con mia moglie; ora ho la retta della scuola, ho le spese che hanno tutti i cittadini, il dentista, la luce, le tasse. Un mare di debiti. Per piacere ridatemi la mia barca!»

Manuela D'Angelo

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