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La relazione Arpat: valori elevati di sostanze inquinanti
Il punto sul nostro territorio all’interno della relazione che è poi servita per la deperimetrazione da Sin a Sir
CARRARA. E’ arrivato il primo concreto risultato del passaggio di parte delle aree del Sin di Massa-Carrara dal ministero dell’ambiente alla Regione. Come abbiamo scritto ieri, sono state restituite agli usi legittimi le prime 5 aree produttive incluse nella nuova perimetrazione del sito di bonifica apuano, gran parte del quale è ora di competenza regionale.
Si tratta delle zone Universal Bench, Centro Sportivo-Campaccio, Ge.Imm Srl nel Comune di Massa e Ingram Srl, Essegra Srl a Marina di Carrara.
I decreti di restituzione agli usi legittimi di queste aree comportano che, per le attività in esse previste, non ci siano obblighi di bonifica, essendo stato verificato che lo stato dei terreni e della falda rispetta i valori previsti dal Codice ambientale per le sostanze inquinanti.
Ma i dati complessivi sul livello di inquinamento nel nostro territorio sono tutt’altro che rassicuranti.
Lo si evince dalle considerazioni espresse dalla responsabile dell’Arpat di Massa-Carrara Gigliola Ciacchini nella sua “Relazione tecnica sullo stato dei procedimenti e dei livelli di contaminazione del Sin di Massa-Carrara”, allegata alla delibera della giunta regionale n. 296 del 22 aprile 2013, insieme ad altri due rapporti Arpat inerenti i Sin di Livorno e Piombino, con la quale la Regione proponeva al ministero dell’ambiente la “riperimetrazione” dei tre siti toscani, così da passare alla competenza regionale alcune loro porzioni.
Iter lunghi e farraginosi. “A partire dall’emanazione del decreto di perimetrazione del Sin di Massa-Carrara (D.m. 12/99) e fino ad oggi - scrive la Ciacchini a conclusione del suo rapporto - sul territorio sono stati attuati molteplici procedimenti, che hanno avuto iter lunghi e farraginosi sia sotto il profilo tecnico che burocratico, che non hanno consentito ancora di risolvere le questioni ambientali”.
Per il caso apuano, l’amministrazione regionale proponeva di lasciare nel Sin solo il lotto 9 dell’ex Ferroleghe e l’area Syndial Spa (ex Rumianca) a Carrara, “per i quali la presenza di industrie chimiche particolarmente inquinanti rende conto delle effettive evidenze di inquinamento sia del suolo che della falda”.
Ma il decreto dello scorso 29 ottobre, con cui l’allora ministro dell’ambiente Andrea Orlando sanciva il passaggio alla titolarità regionale di gran parte del Sin apuano, lasciava alle competenze dello Stato anche le aree Bario-Solvay ed ex Farmoplant a Massa.
Inoltre, i dati contenuti nel rapporto firmato dalla Ciacchini il 16 aprile 2013 confermano forti rischi per la salute della popolazione, poiché provano che anche in diverse zone passate sotto il controllo della Regione persiste una seria contaminazione da tossico-nocivi.
“Stato di compromissione molto marcato”. «Allo stato attuale, -scrive la responsabile Arpat -benché molte delle attività produttive siano state dismesse, emerge uno stato di compromissione molto marcato, che evidenzia chiaramente che la contaminazione è diffusa sia nei suoli che nelle acque di falda di buona parte del Sin».
Gli inquinanti presenti nei suoli sono soprattutto scarti derivanti dalle vecchie lavorazioni eseguite nel polo industriale: metalli, composti organici aromatici, idrocarburi poliaromatici, fitofarmaci, idrocarburi, ceneri di pirite (arsenico, piombo, cadmio), scorie di fusione (cromo) e, in alcune aree, diossine e furani. «Tali materiali -spiega la Ciacchini- sono stati riscontrati soprattutto all’interno dei siti dismessi (Syndial, ex Cokeria, Farmoplant), ma sono presenti anche in aree ad uso residenziale, in quanto venivano utilizzati per il riempimento di quote depresse».
A Marina di Carrara, ad esempio, è stato rilevato un significativo superamento per i valori di arsenico e piombo, mentre nella zona dello Stadio di Massa, località Tinelli, è l’eccedenza del mercurio a suscitare preoccupazione.
La maggioranza dei procedimenti di bonifica non ha ancora concluso l’iter istruttorio.
Molte aree, dunque, restano vincolate e gli interventi di risanamento risultano eseguiti parzialmente. Fino allo scorso aprile solo 52 siti (36 industriali e 16 residenziali) su 227 complessivi (181 industriali e 46 residenziali) avevano ottenuto la restituzione agli usi legittimi o la possibilità del riutilizzo del suolo: circa il 6% dei 1665 ettari di area Sin perimetrata a terra.
La cosa più grave, secondo la funzionaria Arpat, è che questi inquinanti sono stati rinvenuti anche in alcuni terreni per i quali risulta già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di decontaminazione.
I dati della ricerca. La ricerca di sostanze pericolose per 127 siti ha dato esito positivo in 82 casi, 81 dei quali caratterizzati da una percentuale di superamento significativa (oltre il 5%). Le criticità maggiori sono emerse in 10 siti, ubicati soprattutto nelle aree ex Rumianca ed ex Farmoplant, con superamenti di sostanze pericolose in percentuali alcune volte pari al 100% dei campioni effettuati. Preoccupante anche la situazione della falda, in cui è stato evidenziato “un diffuso inquinamento all’interzo della Zona Industriale Apuana, imputabile a diverse fonti, sia puntuali che diffuse, e la presenza di molteplici sostanze inquinanti, caratterizzate da una notevole variabilità in termini di caratteristiche, persistenza, tossicità e biodegradabilità”.
La contaminazione, giunta anche alle acque sotterranee delle aree residenziali, è dovuta soprattutto a metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati cancerogeni, pesticidi clorurati ed azotati. La densità dei superamenti dei composti organici clorurati è molto più elevata in corrispondenza delle aree Syndial, Imerys, Cermec, Omya ed ex Ferroleghe, con valori di concentrazione talora superiori anche a 10 volte il limite stabilito dalla legge.
Progetto unitario per la falda. La Regione intende elaborare un progetto unitario di bonifica della falda. In particolare, laddove essa risulti comunque contaminata, sono in corso di predisposizione ulteriori atti per consentire ai soggetti non responsabili di tale inquinamento di disporre, ciononostante, del pieno uso delle aree senza comprometterne la successiva bonifica.
Meno gravi le condizioni delle zone marino-costiere antistanti il litorale apuano, in cui sono stati riscontrati solo 15 superamenti puntuali su 600 campioni analizzati e un solo hot spot, alla foce del Lavello, già rimosso e bonificato, con collaudo favorevole di Arpat.
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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