«Cara Benetton, regalaci solo il sogno di una vita normale»
La lettera delle commesse che hanno perso il posto. Chiedono moralità, giustizia, meritocrazia e lealtà
Sono 16 donne, chiudono gli occhi e sognano. Tutte insieme, tutte lo stesso sogno. Non uno di quelli ambiziosi: denaro a go go e vita da nababbo, piuttosto il sogno di chi sa accontentarsi e non mira alla luna, ma alla vita serena, ai figli che crescono, alla famiglia che, seppur a fatica, cammina sulle proprie gambe. Perchè loro, dipendenti del gruppo Benetton, a fine mese la busta paga non l’avranno più: la società ha annunciato la chiusura di 40 punti vendita in tutta Italia e 4 di quei negozi sono a casa nostra. Addio alla Benetton e alla Sisley in viale Chiesa, allo Zero Dodici, a due passi dalla Misericordia e alla Sisley donna al centro Mare Monti. Tradotto: 16 posti di lavoro che se ne vanno. Sedici donne senza stipendio. Non si abbandonano al pessimismo cosmico: prendono carta e penna e scrivono alla società. «Caro Benetton Group, chi ti scrive non è una persona, bensì un sogno, un soggetto astratto, nello specifico il sogno di 16 “unità” (così le definite) di conservare un posto di lavoro. Già, perché oggi possedere un lavoro è diventato un sogno. Certo - scrivono - per la grande Benetton le 16 “unità” sono soltanto formiche da schiacciare, ma speriamo che all’interno del gruppo vi siano coscienze, moralità spiccate, con il senso della giustizia, delle meritocrazia, della lealtà».
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