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Sevizie a un disabile postate su Youtube: quattro giovani vanno a processo

Sevizie a un disabile postate su Youtube: quattro giovani vanno a processo

L'episodio accadde nel 2007, ora i quattro seviziatori che misero la bravata su internet ora sono a processo e devono rispondere dell'accaduto. Parla anche la sorella del disabile: «È stato uno choc anche per me»

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MASSA. Prima ha parlato lui, il disabile seviziato da quattro giovanotti che si erano diverti a farlo bere, a dipingerlo con la vernice spray e infine a tagliargli i vestiti con le forbici. Un gioco stupido che avevano ripreso con una telecamera e poi pubblicato su Yuotube. È stata un’udienza difficile quella di ieri davanti al giudice Garofalo. Gli imputati, difesi tra l’altro anche dall’avvocato Enzo Frediani, hanno ascoltato le parole dell’uomo che avevano preso di mira senza battere ciglio e poi quelle della sorella, che ha puntato il dito contro di loro: «Mio fratello chiedeva sempre in giro un euro, è il suo modo di fare. Da quanto è poi emerso, un gruppo di ragazzi dietro la promessa di venti euro lo ha portato in un capannone alla periferia della città», ha detto la donna che una sera lo ha trovato svenuto in strada in coma etilico.

Grazie al filmato pubblicato su Internet, e poi rimosso dal responsabili del sito, la squadra mobile aveva scoperto chi erano i ragazzi ed era partita l’indagine, che successivamente aveva coinvolto altre due persone (un anziano nel frattempo deceduto). Un episodio che nel 2007 aveva suscitato sdegno a rilevanza nazionale proprio perché la vittima era un disabile. Ieri nel corso del processo a carico degli imputati la sorella della vittima ha usato parole dure, ricordando la sera che ha scoperto quello che stava capitando: «Ho visto mio fratello tornare verso casa - le sue parole - con i vestiti tagliati, era tutto imbrattato di vernice spruzzata con lo spray. È stato uno choc anche per me». La prossima udienza ci sarà il 18 di aprile, a parlare saranno i quattro ragazzi. Tra i reati che gli contestano la violenza privata e la diffamazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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