Il Tirreno

Via libera ai megastore nella zona industriale

Via libera ai megastore nella zona industriale

Uno studio sul commercio li considera un’opportunità da non perdere E propone anche l’apertura di nuovi negozi a Ronchi e Poveromo

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MASSA. La chiamiamo zona industriale, ma l’aggettivo è ormai - e purtroppo - improprio: la crisi morde, le aziende chiudono e le imprese si contano sulle dita delle mani. Così sentir parlare di superstore e importanti insediamenti - piaccia o no il modello - fa notizia. Anche perché qualche possibilità (leggi: apertura Ikea a Pisa) già ce la siamo lasciata sfuggire.

Adesso a rilanciare l’ipotesi di grandi aree commerciali e megastore è uno studio statistico. Oltre 50 pagine di analisi e tabelle sullo stato di salute della rete di vendita cittadina e due conclusioni: sì a strutture fino a 2.500 metri di superficie e via libera a nuovi negozi a Ronchi e Poveromo dove - questa la ratio - arrivano tanti turisti, ma l’offerta commerciale è ridotta.
L’urbanistica e le nuove prospettive. Megastore, quindi. Almeno questa è la proposta contenuta nello studio, un progetto affidato alla Simurg Ricerche dalla precedente amministrazione e destinato a diventare uno degli allegati al piano strutturale. L’idea di fondo - esplicitata fin dalle prime pagine- è che la sfida non sia più quella dell’incremento quantitativo dell’offerta, ma piuttosto quella della compatibilità urbanistica, socio-economica e ambientale degli insediamenti. Tradotto: non conta soltanto quanti negozi ci sono, ma dove sono. Un punto vendita - per esemplificare - determina flussi, spostamenti di persone e di veicoli. Non tutte le zone della città potrebbero reggere il cambiamento. Ecco quindi lo scopo del piano: disegnare strategie di sviluppo commerciale nel rispetto degli assetti viari ed urbanistici. Nessuna prescrizione, ma proposte per una pianificazione territoriale mirata.
Megastore ma senza aggiungere cemento. Sì ai megastore, dunque e a spazi ampi con più punti vendita (fino a 5mila metri quadrati), ma a patto che sorgano in zone già edificate, magari recuperando edifici dismessi. Insomma, chi ha steso il piano ha verificato che in città mancano grandi superfici di vendita, nonostante in zona industriale - questa la tesi - esistano le condizioni, almeno urbanistiche, per realizzarle. Lo studio, quindi, invita - citiamo testualmente - a valutare «l’opportunità di introdurre nelle previsioni urbanistiche (gli atti sono in fase di definizione ndr), anche la possibilità di grandi strutture di vendita... in alcune Utoe (leggi: zone omogenee) e per aree già edificate».
Tanti turisti e pochi negozi. Le proposte arrivano dopo l’analisi. Così lo studio elabora stime e disegna flussi: i consumi commerciali complessivi (quanto spendiamo comprando) ammontano a 513 milioni di euro. Il 51% di negozi è in centro. Al secondo posto Partaccia, la terra dei camping, con il 20% di esercizi. A Ronchi e Poveromo si concentra, invece, soltanto il 5% dell’offerta, nonostante l’importante flusso turistico.

Insomma - per tirare le fila - se da quelle parti di gente ce n’è parecchia, ci sono - o potrebbero esserci - anche le condizioni per un ampliamento della rete di vendita. Chiaramente al dettaglio: piccole attività, ma in grado di rispondere alle esigenze dei residenti - pochi - e dei villeggianti - parecchi nei mesi estivi.

Il piano steso dalla Simurg Ricerche è già passato al vaglio della commissione urbanistica e il dibattito è aperto. Anche se la sfida è tradurre le proposte in progetti: i megastore possono trovare posto in zona industriale? Adesso tocca trovare il modo di farle arrivare le grandi catene e convincerle che aprire i battenti a casa nostra conviene. Davvero un obbiettivo ambizioso.

Chiara Sillicani

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