Non solo spiaggia, Montignoso punta su lago e montagne
L’assessore all’Ambiente Gabrielli: «Le risorse sono poche, ma ci sono percorsi per bici e camminate da sfruttare»
MONTIGNOSO. Un piccolo comune in mezzo al verde, limitato dalle Alpi Apuane a est e il mare a ovest, dove i paesini si fanno spazio tra boschi e sentieri, e la natura vince ancora sul cemento. Questo è Montignoso, un territorio che potrebbe valorizzare le sue risorse naturali, puntando sul turismo ambientale e a un rilancio dell'economia in forme eco-friendly. Ma che, come tutti i comuni piccoli, deve fare i conti con un grande ostacolo: la mancanza di risorse economiche e, forse, anche di un po' di coraggio. E sì, perché a volte bisogna anche crederci. Credere che dalla valorizzazione di un territorio dal punto di vista ambientale passi anche la sua “rinascita”.
Ne sono un esempio il Parco del Ticino, a 30 km da Milano, che è riuscito a tenere testa alta alla crisi puntando sul turismo responsabile, tutelando la biodiversità e promuovendo il cicloturismo nella via dei Cairoli, meta, adesso, ambitissima. O ancora Ragusa che, recentemente, ha puntato alla valorizzazione del territorio “inventando” - dal punto di vista del marketing - e rilanciando i “Sentieri di Montalbano”.
L'amministrazione, d'altronde, conferma le difficoltà. «Le risorse sono poche – spiega l'assessore all'ambiente, Andrea Gabrielli – e davanti a emergenze sociali o di altro tipo, ci risulta impossibile investirli nel turismo».
Montignoso, come del resto Massa, appoggia la sua economia turistica sul mare. Eppure ci sarebbe l'imbarazzo della scelta di percorsi in montagna, da zona Belvedere a Termo, per arrivare poi fino a Pasquilio, dove si possono seguire percorsi immersi nei boschi di castagni e dove è facile scorgere falchi, poiane, fagiani e volpi. Di queste zone, però, solo il Pasquilio, però, viene pubblicizzato sui vari portali di turismo di Regione e Provincia. Degli altri nemmeno traccia.
«I sentieri sono molto frequentati da chi già conosce queste zone – spiega Gabrielli – Ci sono anche percorsi in bicicletta ottimi, il difficile è vendere il prodotto all'esterno». In altre parole: pochi sanno che nel comune ci sono percorsi in montagna degni di competere con quelli del Trentino. Roccia di arrampicata. È la Falesia, sulla collina del Castello Aghinolfi, nel versante lato mare, visibile anche dalla strada statale che passa poco sotto la collina. È una chicca per i climbers, professionisti e non, ed è molto conosciuta da quanti conoscono il settore. Sicuramente anche questa potrebbe essere venduta – a livello comunicativo, s'intendo – meglio.
E poi il Lago di Porta. Un'area di 150 ettari divisa fra il comune di Montignoso e quello di Pietrasanta, che dopo inondazioni, discariche abusive e quant'altro è diventata un'area naturale protetta di interesse locale ospitante migliaia di specie animali e vegetali, di cui diciotto appositamente tutelate dell'Ue in quanto in via di estinzione. Ci sono: la cicogna, il falco di palude, la garzetta, il martin pescatore, l'airone, l'usignolo e tantissimi altri. Tante le specie animali ospitate nell'area proprio perché varia è anche la flora: si passa dalle rupi calcaree al canneto. Ci sono poi i chiari, ossia le zone d'acqua libera, e il cariceto, la parte umida. Poi il bosco, i prati e i canali. Insomma un esempio di biodiversità che si trova facilmente altrove. Eppure anche questo piccolo paradiso è poco valorizzato. D'altronde il comitato di gestione dell'Anpil ha a disposizione solo 6 mila euro all'anno, con i quali a mala pena riesce a fare la dovuta manutenzione dell'area. La pubblicità dovrebbe passare da altri canali. «Gli hotel della zona – spiega Barbara Vietina, membro del comitato di gestione – lo inseriscono nelle loro brochure, ma oltre a questo non andiamo. Il Lago è molto frequentato dalla gente del posto o dei comuni limitrofi ma non riesce a richiamare turismo. Chi viene qui viene per il mare». Acqua salsobromodica. È quella che si trova sotto il terreno dell'Undulna. L'acqua sgorga dal sottosuolo batteriologicamente pura e ad una temperatura di 17 gradi, acqua ricchissima di iodio, sodio e bromo che aiutano a contrastare la degenerazione dei tessuti. Peccato che solo il centro termale la stia usando.
Melania Carnevali
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