Il Tirreno

Scarcerato lo scrittore accusato di pedofilia

Scarcerato lo scrittore accusato di pedofilia

Inchiesta choc, Centini si difende: «Quei filmini servivano per un’inchiesta»

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MASSA. È uscito dal carcere giovedì mattina Maurizio Centini, lo scrittore di romanzi gialli ed ex giornalista (ha lavorato al Tirreno fino al 2009), arrestato dalla polizia postale con l’accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico. Il giudice Antonia Aracri ha convalidato l’arresto compiuto martedì mattina dalla Polizia postale ma ha concesso i domiciliari all’indagato: le esigenze di custodia cautelare per il timore che Centini possa inquinare le prove, sostenute dalla pm Rossella Soffio sono state ritenute valide ma non sufficienti alla detenzione in carcere. Da qui la concessione degli arresti domiciliari. Le “prove del reato” (presunte) – cioè il tablet e il computer nel cui hard disk sono state trovate le raccapriccianti immagini di abusi sessuali e violenze su bambini che gli stessi agenti della Postale hanno definito “disgustose e schifose” – sono state sequestrate dagli inquirenti. Ben difficilmente, dunque, lo scrittore potrebbe alterare la “scena del crimine” (anche questa per ora presunta) ricostruita dalla polizia.

Le indagini condotte dalla procura di Genova, comunque procedono. E sono mirate ad accertare se l’ex giornalista (che ha 64 anni ed è in pensione) facesse parte di una “rete” più larga di pedofili, se i video hard sono stati venduti a terzi (cosa che gli stessi inquirenti sembrano escludere), se siano stati comunque scambiati con qualcuno; e – più in generale – a capire meglio per quale ragione l’uomo detenesse quel materiale.

Maurizio Centini ha già cercato di rispondere su questo. Ha giurato agli inquirenti che nei siti pedo-pornografici si era imbattuto per caso durante la navigazione in internet e che quei file li aveva scaricati per ragioni, diciamo, professionali. Cioè per costruire un’inchiesta sul perverso mondo della pedofilia e di come sia facile accedere, attraverso la rete, in questo tipo di aberrazione. Il download di immagini e filmati con minorenni, da quanto appurato dalla polizia, si sarebbe protratto negli anni e i file sarebbero stato catalogati nella memoria del pc di Centini in modo “organico”, cioè suddiviso per temi e argomenti (e così si può dire) . Alcuni materiali sono relativamente recenti, altri risalgono a più di dieci anni fa. Ed è a oltre dieci anni fa, all’aprile del 2000 che risale un servizio giornalistico che Centini scrisse sul Tirreno “La pedofilia corre su Internet. Un navigatore di Massa scopre nuovi siti con i bimbi in vendita”, era il titolo dell’articolo che raccontava di un ignaro internauta che capitato per caso su alcuni siti sospetti, aveva scoperto, citiamo il testo “una spirale di oscenità inimmaginabili che vengono proposte a chiunque sia disposto a spendere pochi dollari”. “Il navigatore – così si chiudeva l’articolo – ha avuto la forza di copiare queste prove, prendendo nota dei siti. Il resto lo farà la polizia”. In effetti, dalla segnalazione dell’internauta massese partirono indagini condotte dalla polizia postale.

Oggi, quel servizio giornalistico è all’attenzione della magistratura inquirente, ma anche della difesa. Gli avvocati Giovanni e Alberto Rimmaudo, legali di Centini, “leggono” nell’articolo il lavoro di un professionista della notizia che dà conto di un fenomeno orribile e preoccupante. Ma, soprattutto, rintracciano in esso la conferma della versione del loro assistito. E cioè che il materiale scaricato dal web servisse all’attività professionale del Centini.

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