Il Tirreno

«Marmo in ginocchio con questo nuovo piano regionale»

di Manuela D'Angelo
«Marmo in ginocchio con questo nuovo piano regionale»

Il direttore di Assoindustria Andrea Balestri: «Nel mirino le 50 cave che lavorano dentro il Parco delle Apuane»

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MASSA CARRARA. «Un intero comparto in ginocchio, ecco cosa vedo all'attuazione di questo nuovo piano regionale. Sbagliato il contenuto, l'obiettivo e anche il metodo con cui vogliono farci digerire questo provvedimento».

A parlare è il Direttore dell'Associazione industriali di Massa Carrara Andrea Balestri, durissimo nei confronti della Regione e dei nuovi vincoli all'attività estrattiva previsti nel piano paesaggistico della Toscana.

La Regione delibera "di escludere possibili ampliamenti per le attività estrattive autorizzate, se localizzate nelle aree contigue intercluse nel territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane, per le quali sono fatti salvi i soli diritti acquisiti concernenti le attività svolte in conformità ai piani di coltivazione ed entro i termini indicati nei provvedimenti di autorizzazione all'escavazione ai sensi della LR 78/98", e questo è in sostanza il passaggio della delibera di giunta regionale, approvata lo scorso 17 gennaio, che sta preoccupando il mondo degli industriali.

«L'allarme del presidente del Parco Alberto Putamorsi è anche il nostro- continua Balestri-, soprattutto perché si intuisce che la delibera non guarda soltanto alle cave inserite all'interno dell'area protetta, il che già sarebbe un grave danno per la nostra economia, ma in prospettiva mira a tutta l'attività estrattiva del comparto».

Balestri conferma i dati forniti dal presidente Putamorsi e ne aggiunge altri.

«Centinaia di persone impiegate nelle circa 50 cave del parco- spiega-; 100 milioni di euro l'anno il valore complessivo dei marmi che escono dalle cave, per 1/3 del business del distretto Apuoversiliese, senza contare le 50 mila persone che ogni anno visitano le nostre cave, e non il Parco, alimentando turismo e attrattiva. Non si può cancellare tutto questo con un colpo di spugna».

Balestri prova a interpretare i passaggi più delicati della delibera di giunta, che andrà a breve in consiglio regionale per l'approvazione finale, ammettendo un po' di difficoltà: «Linguaggio a tratti quasi incomprensibile, molto tecnico, come se non si volesse far capire a noi il vero significato dei provvedimenti presi. Supponiamo che si tratterà di non rinnovare più le autorizzazioni agli operatori all'interno del Parco, per cui avendo validità 3- 4 anni andranno a scadenza naturale».

Strana la posizione della Regione secondo Balestri, visto che l'attività estrattiva all'interno del parco era da sempre stata controllata e ponderata: «Non c'è mai stato Far West all'interno del Parco, se mai qualcuno lo abbia pensato- spiega Balestri- ; anzi: i passaggi per ottenere le concessioni sono da sempre stati lunghissimi, scrupolosi, con oltre 18 tipi di autorizzazioni diverse da chiedere e una griglia di sicurezza molto elevata. Il parco è sempre stato molto severo in materia, tanto che la superficie adibita a cava sfiora il 3%. Questi non sono numeri da dover combattere».

Infine il metodo: «Dalla Regione ci saremmo aspettati un po' di concertazione; sono atti che meriterebbero l'interessamento delle categorie, dei sindaci, dei sindacati. Ci aspettiamo un prossimo tavolo di discussione in Regione per approfondire le questioni, i tempi, le modalità».

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