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«Ferita che pesa sul futuro della vallata»

«Ferita che pesa sul futuro della vallata»

Il Pd si interroga a Castelnuovo. E i sostenitori del no: fondere due precarietà ne creerebbe una più grande

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CASTELNUOVO MAGRA. Il giorno dopo occorre sso. Il Pd in particolare a Castelnuovo Magra deve cercare di rifare ordine dopo la batosta nel referendum che ha visto soccombere i sostenitori del si (la maggioranza di centrosinistra che governa il comune) contro un solido fronte del no che ha superato il 65% dei consensi.

Già nei prossimi giorni si terrà una direzione comunale del Pd per valutare gli effetti di questa “ferita” che pesa eccome anche sull’andamento futuro. A maggio ci saranno le elezioni comunali e cosa possa accadere da qui a pochi mesi è davvero difficile da capire. Alcuni esponenti del comitato del sì ieri leggevano anche il dato di una maggioranza dei no estremamente eterogena che difficilmente si può compattare intorno ad un nome condiviso. Ma il rischio di una lista civica che metta insieme il vasto popolo del no e che superi di fatto le vecchie distinzioni di natura politica è forte, anche in considerazione del fatto che alcuni esponenti del Pd locale si sono da subito schierati nettamente per il no alla fusione. Alessandro Bardi, il segretario dell’unione comunale Pd avrà un bel compito davanti a sé e sarà interessante capire come il partito di maggioranza relativa castelnovese saprà gestire questa fase molto delicata. A Castelnuovo l’amarezza si vela anche di interpretazioni variegate (negli ambienti del “si” serpeggiavano diverse interpretazioni: poca chiarezza su quanto “valeva” la fusione, su quanto ci perderà l’intero territorio e di come probabilmente in futuro potrebbe diventare un obbligo e non più una scelta la fusione).

Mentre a Ortonovo l’amarezza si colora di vera e propria beffa per aver portato a votare “si” l’intero territorio (maggioranza bulgara del 93% dei sì) e non si sia portato a casa il risultato finale. Francesco Pietrini, il sindaco di Ortonovo, crede ancora in Luni e, stando alle prime dichiarazioni, probabilmente lavorerà per cambiare il nome di Ortonovo in Luni. Marzio Favini, invece, dovrà al momento lavorare solo per chiudere la legislatura. Poi a breve probabilmente si terranno le primarie del centrosinistra e a maggio le elezioni per scegliere il sindaco di un comune che poteva diventare Luni ma si è svegliato ancora come Castelnuovo Magra.

Fronte del no. Giorgio Bauone di «Teniamoci Castelnuovo» commenta: «Ha vinto il buonsenso dei cittadini. Non era conveniente unire due precarietà per crearne una più grande. Meglio formare una sorta di Unione dei Comuni per rilanciare, tutti assieme ma ognuno con la propria identità, un territorio favoloso».

Giancarlo Macchi, consigliere comunale di opposizione dice: «Come Lega Nord penso che quando c'è un referendum la parola spetti ai cittadini e la politica debba limitarsi a prendere atto delle loro scelte sulle quali poi lavorare sopra. Invece siamo andati al voto in un clima di autentica campagna elettorale, dove non mancava nulla, dai megafoni ai volantini, con locandine dappertutto, quando invece sarebbe stata opportuna una maggiore sobrietà limitandosi a dare alla gente le informazioni necessarie per decidere. Diversamente, non ci si può poi lamentare della disaffezione verso la politica e infatti a molti lo spettacolo non è piaciuto e hanno preferito non votare. Abbiamo visto addirittura il Pd mobilitato, come facevano i suoi predecessori negli anni Cinquanta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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