Il Tirreno

E i dipendenti chiedono un incontro a Rossi

E i dipendenti chiedono un incontro a Rossi

In centinaia all’assemblea sul futuro dell’ospedale del Cuore: l’ostetricia non deve andarsene da qui

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MASSA. I dipendenti della Fondazione Monasterio - lo hanno ribadito più volte - non hanno dubbi: il dipartimento materno infantile deve rimanere a Montepepe, nello stesso stabile che ospita l’Opa. Perché - è questa l’argomentazione - la convivenza tra azienda sanitaria e Fondazione è frutto di un progetto voluto e condiviso da Asl e Regione. Progetto - rincarano - che ha dato buoni frutti: «E per realizzare questo percorso e costruire un rapporto di collaborazione che ha garantito il rafforzamento di un’eccellenza territoriale, la Regione ha speso circa 8 milioni di euro per realizzare il dipartimento infantile». E ora di fronte alla decisione di portare quel dipartimento al nuovo ospedale della Apuane, in viale Mattei, i dipendenti della Monasterio non soltanto sono pronti a scendere in piazza, ma vanno alla fonte: chiedono un incontro ad Enrico Rossi, presidente della Regione. E lo fanno ufficialmente, con un documento steso, in piena collaborazione, da tutte le sigle sindacali e approvato all’unanimità durante l’assemblea di ieri mattina. Tre ore di stop delle attività programmate, dalle 8,30 alle 11,30, e il punto sul futuro dell’ospedale del cuore. Il documento, illustrato da Enio Minervini (Rsu Cgil), chiarisce: «La decisione di costruire il nuovo ospedale risale al 2000 e nonostante ciò - prosegue - nel 2006 fu confermata la collocazione del dipartimento materno infantile a Montepepe e in nessun documento questa risulta essere una scelta provvisoria». Chi lavora all’Opa è certo - nel documento approvato in assemblea è messo nero su bianco- che il trasferimento in viale Mattei « non sia estraneo al meccanismo del project con il quale si sta costruendo il nuovo ospedale; questo meccanismo abbandona le scelte in materia sanitaria alle esigenze di profitto dei costruttori che non vogliono abbandonare le occasioni di guadagno derivanti dalla presenza di un reparto come quello del materno infantile». Con migliaia di pazienti e di visitatori.

Il personale dell’Opa assicura, in replica ai primari Asl Paolo Migliorini (ostetricia e ginecologia) e Alberto Baratta (rianimazione ed emergenza urgenza), che «il dipartimento è accreditato e garantisce la massima sicurezza». I due medici sollevano problemi logistici e organizzativi legati all’assenza di un centro trasfusionale a Montepepe? La risposta dei dipendenti Monasterio è secca: «Il dipartimento tratta 168 sacche ogni anno, noi 7mila e siamo in grado di garantire il sangue per l’emergenza durante mille interventi». Come a dire che l’inefficienza e il disagio non ci sono. Il concetto è chiaro: all’ospedale nuovo possono andare pediatria e ginecologia, non ostetricia. La possibilità di far nascere i bambini a Montepepe - per la Monasterio - è la garanzia di una struttura «riferimento regionale e nazionale per i neonati con cardiopatie diagnosticate durante la gravidanza» e sede di attività di ricerca anche sulla cura in utero della cardiopatie.

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di Redazione web