Il presidio
Schiavone: i rifiuti tossici seppelliti anche alla Spezia
«Scavate, troverete veleni anche lì». Nuove rivelazioni del pentito di Camorra che parla di 100 camion per portare fanghi industriali da Massa in Campania
MASSA - Armi caricate dai servizi segreti, quintali di cocaina nascosta anche dentro grosse palme arrivate dal Sud America, rifiuti tossici e nucleari movimentati dalla massoneria deviata che sarebbero transitati dai porti di Genova e La Spezia, citta di mare scelte anche per le loro discariche, con la complicità delle istituzioni. Questi gli scioccanti elementi emersi dalle nuove dichiarazioni rilasciate dell’ex “ragioniere della camorra” Carmine Schiavone in un’intervista alla giornalista Sondra Coggio pubblicata sul “Secolo XIX”.
«Al Sud – racconta il pentito- sono venuti dopo aver riempito il Nord. Andate a controllare le discariche di Genova e La Spezia e scavate per sapere che cosa è stato sepolto. Nei porti di queste città si caricavano anche armi. Lo Stato, attraverso i Servizi, caricava come attrezzi agricoli materiali Oto Melara, Selenia, Breda, Beretta e altro». Schiavone, pentito del clan dei Casalesi e cugino del boss Francesco, detto Sandokan, ha anche confermato quanto aveva già detto il 7 ottobre 1997, in un’audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti, divenuta pubblica solo di recente, dopo la rimozione del segreto, chiamando nuovamente in causa anche il nostro territorio. «Nelle discariche del casertano – ha ripetuto – sono finiti anche rifiuti tossici provenienti da Massa-Carrara. Si trattava di veleni come fanghi industriali e scarti di ogni tipo di lavorazione, occultati in scavi abusivi. L’inquinamento riguarda tutta la costa campana ed entro 20 anni gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe e Castel Volturno rischiano di morire tutti di cancro». Dichiarazioni choc.
Quel verbale, 63 pagine, non conteneva solo l’audizione del pentito, ma anche la copia di alcuni documenti da lui prodotti e già a disposizione della Direzione nazionale antimafia, che riguardavano amministrazioni campane e quella della Provincia di Massa Carrara. Autorizzazioni al trasporto di rifiuti in cui è riportato in dettaglio anche l’elenco dei camion(con tanto di targa, modello e nomi dei trasportatori) e delle società che trasportavano i rifiuti in Campania. Schiavone parlava al presidente di quella Commissione nella XIII legislatura, Massimo Scalia, al deputato Gianfranco Saraca e ai senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia. Il suo racconto prendeva le mosse dal 1988, per descrivere l'avvelenamento di un intero territorio. Nell’intervista al Secolo, il collaboratore di giustizia conferma che i numerosi tir di rifiuti, oltre che dal territorio apuano, provenivano anche da Genova, La Spezia e Milano. Alcuni di questi mezzi, poi, sarebbero arrivati anche dalla Germania e avrebbero trasportato fanghi nucleari. «Io, per esempio -aveva detto all’epoca Schiavone- avevo un camion mio che caricava a Massa-Carrara e a Santa Croce sull'Arno: un 190-38 turbo targato CE 607050. Questi mezzi erano registrati con una delibera, per farli viaggiare tranquilli». Schiavone, sia nell’audizione che nell’intervista, non fa mai direttamente nomi di aziende apuane operanti nel campo dei rifiuti, ma il primo dei documenti da lui prodotti ed allegati al verbale della commissione parlamentare di inchiesta era un atto del 1988 con cui il socialista Ermanno Di Casale, all'epoca presidente della Provincia di Massa-Carrara, autorizzava la ditta Masan Srl, con sede ai Ronchi, alla “raccolta e trasporto di rifiuti speciali non tossici e/o nocivi”, con destinazione finale all'impianto di smaltimento Difrabi di Salvatore Di Francia, ubicato a Pianura, in provincia Napoli, vicino alla riserva naturale degli Astroni. Un sito accanto al quale, stando alle dichiarazioni di Schiavone, la Difrabi aveva “anche terreni abusivi dove scaricare”. Ma il titolare della Masan era anche l’amministratore della Damas srl, la ditta responsabile dell’abbandono di rifiuti tossici in via Longobarda a Massa, di cui si è tornato a parlare in questi giorni a seguito di uno sversamento di liquidi pericolosi in direzione del Cermec, che ha causato il blocco della raccolta differenziata.
L’autorizzazione provinciale consegnata da Schiavone alla commissione Scalia includeva anche l'elenco degli oltre 100 camion impiegati nel trasporto dei rifiuti da Massa a Napoli. Fra essi molti mezzi targati Caserta, Roma e Napoli e lo stesso Tir nominato da Schiavone nel colloquio con i parlamentari. Secondo quanto affermato da Schiavone, le sostanze tossiche venivano ritirate principalmente dalle industrie, oppure in capannoni, ma potevano avvenire anche traslochi da un camion all'altro. Si sarebbe trattato di sostanze estremamente pericolose. «Durante uno scarico - raccontava il pentito nell’audizione in commissione- un autista, investito da schizzi di questi materiali, rimase cieco». L'ex criminale ha anche ribadito che tali traffici, fonte di parecchi miliardi di lire per l’organizzazione, potevano contare su protezioni ad altissimo livello, poiché la camorra avrebbe goduto dell'appoggio “dei circoli culturali del nord”.
David Chiappuella
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