Il Tirreno

uno sportello per le donne

Violenza in famiglia Sono oltre duecento i casi

Violenza in famiglia Sono oltre duecento i casi

MASSA. Si chiama Duna, acronimo di Donne unite nella violenza ed è il primo sportello antiviolenza nel territorio, frutto di un percorso durato anni e giunto a conclusione ieri con la sua...

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MASSA. Si chiama Duna, acronimo di Donne unite nella violenza ed è il primo sportello antiviolenza nel territorio, frutto di un percorso durato anni e giunto a conclusione ieri con la sua inaugurazione. Hanno partecipato alla presentazione, presso il liceo classico Rossi, in via del Patriota, anche prefettura, forze dell’ordine e rappresentanti dell’amministrazione carrarese, perché la forza di tale centro sta proprio in questo: nella rete fra i vari attori che operano nel settore. Lo sportello nasce infatti dalla stretta collaborazione fra Arpa (associazione raggiungimento parità) - nata nel 2002 – Regione Toscana, Comune di Massa e Soroptimist international club apuania, come presa di coscienza della dilagante violenza di genere nel territorio, di cui l’uxoricidio di Cristina Biagi la scorsa estate ha rappresentato solo la punta dell’iceberg.

Sono, infatti, circa duecento ogni anno le violenze in famiglia denunciate dalla donne del territorio, che riguardano perlopiù atti violenti, aggressioni, minacce, danni ai bambini, atti persecutori, stalking e segregazione dell'accesso all'istruzione o al lavoro. Ma a queste vanno aggiunte le varie violenze soffocate nel silenzio della vergogna o della paura a cui adesso, anche se con un po’ di ritardo rispetto alle altre provincie toscane, la città cerca di dare voce. «Il primo obiettivo che ci siamo prefissate – spiega Frida Alberti presidente di Arpa e, adesso, anche di Duna – è quello di riuscire a raccogliere informazioni più dettagliate riguardo le varie violenze del territorio. È stato pensato come un luogo di donne per le donne. In altre parole: essendo un gruppo di sole donne, quelle che operano in Duna, forse è più facile per le stesse donne vittime di violenza venire a parlare con noi, piuttosto che con le forze dell’ordine. Poi ovviamente avremmo la funzione di ascolto, sostegno e ricerca di soluzioni».

Lo sportello antiviolenza garantirà quindi: ascolto telefonico 24 ore su 24, colloqui su appuntamento, sostegno su percorso di fuoriuscita dalla violenza, gruppi di auto-mutuo aiuto, gruppi Cam (Conoscersi attraverso movimento), assistenza legale, sportello antistalking e mediazione linguistica. All’interno del gruppo infatti ci sono legali, psicologhe, educatrici, antropologhe ed esperte di violenza di genere. Lo sportello vuole essere anche l’amplificatore di una nuova cultura della non violenza, un percorso di cui dovranno fare parte necessariamente anche gli uomini. Tutte operatrici sono state formate attraverso il progetto Mela (misure efficaci laboratorio antiviolenza), progetto realizzato da Arpa e finanziato dalla Regione. Un punto di arrivo, quindi, che in realtà è anche un’altra partenza. (m.c.)

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