La marmettola minaccia di uccidere il Frigido
Ad ogni pioggia il fiume diventa color latte a causa dei residui della lavorazione delle cave. L’Arpat: «Un agente fortemente inquinante per l’ecosistema»
MASSA. Un fiume di acqua densa e completamente bianca. Bianca come la neve, come il latte, o – guarda caso – come il marmo. È quello che diventa il Frigido ad ogni pioggia. L’acqua limpida che lascia intravedere il fondale di massi grigi e magari qualche pesce si trasforma in una specie di lava bianca. È l’effetto marmettola. Un déjà vu che si ripete da anni.
Per capire il perché ciò accade bisogna risalire il fiume fino alle cave. Lo abbiamo fatto: nel bacino di Gioia, sopra Casette ci saremmo aspettati di vedere – come prevede il piano di coltivazione delle cave – un sistema di stoccaggio della marmettola in sacchi, come un’adeguata rete di drenaggio e di scolo in caso di pioggia, quindi per evitare che i residui della lavorazione rimasti nel piazzale scendano a valle. Invece nulla di tutto questo. Nessun sacco, nessuna protezione nella strada. Quello che ci accoglie è un grosso piazzale pieno di marmettola libera di scendere dal fiume sotto forma di fango bianco, quello appunto che ricopre il Frigido e scorre indisturbato fino a mare. E questo, in realtà, è solo quanto si vede Altra marmettola filtra infatti lentamente e invisibile all’esterno attraverso le fratture dei monti, arrivando anche quella nei corsi d’acqua. Quei corsi da cui tutta la nostra vita dipende, essendo l’acqua un bene primario, il bene primario.
«Quando si parla di difesa delle Alpi Apuani – racconta Alberto Grossi, autore del video denuncia sulla distruzione delle nostre montagne, “Aut Out”, arrivato al Trento Film Festival – pensano che sia una lotta di ambientalisti romantici. Pensano che il fatto che sparisca una vetta sia solo una questione estetica e non capiscono che c’è molto di più. A partire dal clima mite che abbiamo e che dobbiamo proprio a quelle vette, per arrivare all’aspetto più drastico, quello dell’inquinamento delle nostre acque. L’acqua è vita, non è romanticismo». La marmettola, come ha rilevato più volte anche l’Arpat, pur essendo un materiale inerte, ha un grave impatto negativo di tipo biologico sui corsi d’acqua perché si deposita sul fondo dei fiumi e ne distrugge i microambienti, in altre parole può determinare la sparizione della flora e della fauna del fiume stesso.
Tra chi cerca di farsi ascoltare sulla tematica, il consigliere comunale di Rifondazione comunista, nonché presidente della commissione ambiente, Nicola Cavazzuti, che proprio in questi giorni ha portato nuovamente la tematica all’ordine del giorno. È sua la denuncia presentata all’Arpat nel settembre del 2013, documentata con video e foto delle acque bianche, che fece smuovere l’agenzia regionale. L’Arpat, in seguito alla segnalazione, ha proceduto con le verifiche del caso racchiuse in report presentato in un convegno a Campiglia Marittima il 7 dicembre scorso dal responsabile Arpat di Massa-Carrara, Gigliola Ciacchini, e che confermano quanto detto finora. Due i punti chiave: la marmettola svolge una forte azione inquinante e nelle cave, le acque e le polveri, non vengono gestite come dovrebbero. «Voglio sapere – dice Cavazzuti – perché le prescrizioni contenute nel piano di coltivazione non vengono rispettate, perché la Regione non interviene a regolamentare il Sir e perché i vari enti non svolgono i loro compiti». Tutto questo ce lo chiediamo anche noi. Intanto, il report dell’Arpat giace nelle scrivanie degli enti preposti in attesa – si spera - di essere utilizzato.
Melania Carnevali
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