Italia
Ex Damas, arriva in Senato l’allarme per i veleni in odor di mafia
Sara Paglini del Movimento 5 Stelle chiede interventi per bonificare la zona e critica i big bags: «Sono inidonei»
MASSA - Arriva in Senato l’allarme per i fanghi tossici abbandonati da 11 anni nel piazzale dell’ex Damas, in via Longobarda, tra il Cermec e la ferrovia, con fuoriuscita di liquidi pericolosi in direzione dell’impianto di trattamento rifiuti. La senatrice del Movimento 5 Stelle Sara Paglini, carrarese, è intervenuta nell’aula di Palazzo Madama per “specificare l’imminente pericolo per l’ambiente e la salute pubblica in quell’area” ed informare subito il ministro dell’ambiente Andrea Orlando. La parlamentare grillina ha iniziato il suo intervento ricordando le vicende della ditta Damas srl, attiva nel trattamento di rifiuti industriali, nata nel 1994 con sede a Sesto Fiorentino e dichiarata fallita dieci anni dopo dal tribunale di Torino.
La Paglini ha poi ribadito ciò che a suo tempo venne rivelato per la prima volta proprio da questo quotidiano, ovvero che l’amministratore dalla Damas era anche il titolare di un’altra azienda operante nel campo dei rifiuti, la Masan srl, con sede a Ronchi, il cui nome compare nei documenti consegnati dal pentito della camorra Carmine Schiavone alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 1997 e de-secretati solo di recente. «In poche parole – denuncia la senatrice apuana – la società consortile Cermec confina con il terreno di un’azienda in odore di mafia».
L’area in questione è di proprietà della FinLor, fiduciaria della famiglia massese Lorieri, ma dai primi anni ’90 era stata usata, in affitto, dalla Damas. L’esponente M5S spiega inoltre che questi rifiuti sono costituiti da materiali “eco-tossici e mutageni, anche per sola inalazione”, esprimendo forti perplessità sull’intervento per la loro messa in sicurezza, affidato dalla Provincia di Massa-Carrara alla ditta Ecomar Italia spa di Collesalvetti, per 171mila euro. «Il disastro ambientale – afferma la Paglini – è in corso da anni, senza che nessun intervento veramente risolutivo da parte della politica sia mai stato effettuato, lasciando le sostanze nocive in un provvisorio e precario confinamento. Dopo essere rimasti per anni dentro 42 container, quei veleni sono ora stoccati in grossi sacchi accatastati, inidonei ad una tenuta stagna, dai quali escono liquidi che si riversano nel piazzale e probabilmente anche nel terreno, nella falda acquifera e nei corsi d’acqua adiacenti». La senatrice ricorda anche il lago di liquami inquinanti, formatosi nella zona dopo le piogge dei giorni scorsi, «che poi prosegue la sua corsa verso il torrente Lavello, il quale scarica direttamente in mare». “Il primo allarme sversamento -prosegue la grillina- «è stato segnalato il 3 gennaio scorso. Quella grande pozza di acqua giallognola e maleodorante fa preoccupare da tempo i dipendenti Cermec, costretti loro malgrado a lavorare a pochi metri da quel materiale nocivo ed attualmente impossibilitati a proseguire la raccolta differenziata perché la pioggia ha trasportato il liquido giallo anche nell’area dove si lavorano plastica, legname e carta».
La Paglini annuncia che al suo intervento seguirà presto anche «un’interrogazione parlamentare, per meglio dettagliare su quanto accaduto, con la richiesta urgente di convocare tutte le parti interessate, rimuovere i sacconi, bonificare e mettere la zona in sicurezza, così da tutelare la salute dei dipendenti Cermec e dei cittadini di Massa-Carrara, risolvendo finalmente il caso in piena trasparenza e responsabilità».
David Chiappuella
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