Artigiani esasperati: «Burocrazia e tasse? 330 giorni di lavoro»
La denuncia della Cna dopo lo studio chiesto a Ipsos: «In adempimenti burocratici l’equivalente di 47 giorni»
CARRARA. 11mila euro all’anno, 47 giorni di lavoro di ogni imprenditore e 28 giorni dei dipendenti: ecco quanto “costa” l’infernale macchina della burocrazia alle imprese apuane. A denunciarlo è un sondaggio realizzato da Ipsos per conto di Cna (info su www.cna-ms.it) che - si sottolinea in una nota - «sbatte sul tavolo i contorni di un mostro che ruba tempo prezioso all’imprenditore e ai suoi dipendenti, erode i fatturati come un cancro e scoraggia gli investimenti e lo sviluppo dell’attività».
«La pressione fiscale e la burocrazia, in questo ordine rappresentano le due priorità in un Paese che vuole tornare a crescere e vuole tornare protagonista. Le imprese – spiega Paolo Bedini, presidente Provinciale Cna – non si possono più permettere il lusso di reggere da sole, in queste condizioni, questo territorio e questo Paese. Per pagare le tasse e saldare i conti con Enti Locali e Governo centrale dobbiamo lavorare 255 giorni l’anno, per soddisfare la burocrazia altri 47 giorni che sommati a quelli che impiegano i nostri dipendenti vanno ben oltre i 300 giorni. Iniziamo da queste due voci e l’Italia, le imprese, torneranno a correre».
Le imprese apuane nel 2012 per pagare le tasse hanno dovuto lavorare 30 giorni in più rispetto all’anno precedente mentre la media nazionale è di 21 giorni. A concorrere a questo primato negativo un ulteriore aumento dell’8,22%, dovuto anche all’Imu, che ha portato complessivamente al 69,89% la pressione fiscale. «Le imprese stanno dilazionando, malgrado la buona volontà e i sacrifici, il pagamento dei tributi, delle tasse, dell’Iva. Parcellizzano le cartelle, rimandano pagando penali perché non c’è altra soluzione attuabile. La svolta è elementare: meno tasse, meno burocrazia».
Secondo il sondaggio è il fisco a rappresentare la voce più stressante ed opprimente nell’economia quotidiana di un’impresa, ancora più pesante se l’impresa è piccola, piccolissima poiché il 95% delle imprese ha bisogno di ricorrere a consulenti esterni per fare fronte agli adempimenti fiscali. A seguire la burocrazia che riguarda gli adempimenti di “Ambiente e Sicurezza” come la gestione dei rifiuti pericolosi e la salute e sicurezza nei cantieri ritenuti particolarmente ostici da una impresa su tre, ed infine, gli adempimenti relativi al lavoro. «Un paese moderno si misura anche dalla capacità di dare riposte in tempi accettabili ma qui – picchia duro Bedini – siamo a livelli di terzo mondo. La burocrazia ci rende meno competitivi in un mercato globale, ma è un freno anche nella quotidianità banale, locale, di tutti i giorni».
Osserva la Cna: «Per il 72% delle imprese l’aspetto meno accettabile della burocrazia sono i costi da sostenere per assolvere alle pratiche. Una quota quasi identica (il 68% del totale) mette sotto accusa la perdita di tempo derivante dall’assolvimento delle pratiche burocratiche. L’imprenditore, oltre a dover disporre di consulenza esterna, è coinvolto direttamente. La burocrazia si annida in ogni azione quotidiana di un’impresa con l’aggravante che le regole di sicurezza della Fiat per esempio sono le stesse per una piccola impresa».
Prosegue il documento: «I casi più sintomatici di un “corto circuito” di eccessiva carta è per esempio il Durc, il Documento Unico di Regolarità Contributiva che attesta i pagamenti e relativi adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi necessario per aprire un cantiere o per partecipare a qualsiasi tipo di gara, per cui Inps, Inail e Casse Edili hanno 30 giorni di default per esprimersi o i 25 chilogrammi di carta e documenti che servono per richiedere (e forse) ottenere il rinnovo di un cantiere temporale mobile o di un’attività estrattiva. E ancora la produzione dei documenti di idoneità tecnico professionale che è la procedura di verifica delle capacità tecniche delle imprese e dei lavoratori autonomi che richiede decine di ore di lavoro e la produzione di notevoli quantità di documenti che necessitano del coinvolgimento di professionalità ed ambiti diversi. Ma la burocrazia si annida anche nel percorso e negli iter per partecipare ai bandi pubblici per cui dal momentodella presentazione dei documenti all’erogazione spesso passano diversi mesi e “fuori tempo” rispetto all’investimento».
«Ci sono troppi livelli, troppe competenze e troppi fogli tra le imprese e la burocrazia che è un elemento di stress e scoraggiamento per chi ogni giorno deve mandare avanti un’attività, eppure – spiega Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna – basterebbe informatizzare di più per snellire ed eliminare un po’ di carta. Un imprenditore dovrebbe impegnarsi di più nell’attività aziendale che spendere giornate dietro documenti e fogli. La burocrazia è un fattore anti-economico per il nostro sistema. La ripresa passa anche attraverso l’alleggerimento di tutto ciò che rallenta e appesantisce le imprese».
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