Il presidio
«Chiedo che sia fatta chiarezza sulla morte di mio fratello»
Il dolore di Camelia Grasu: il decesso improvviso del congiunto avvenne nel 2013 su uno yacht a Porto Santo Stefano. La donna è assistita da un legale, attesi gli esiti dell’autopsia
CARRARA. «Mio fratello è morto, dicono che è stato un infarto, ma io voglio più chiarezza sulle cause». Dan Grasu, romeno che ha vissuto per anni a Carrara e poi a Massarosa, è morto a 44 anni il 9 agosto dello scorso anno su uno yacht sul quale si trovava come eletricista. E’ accaduto a Porto Santo Stefano. Da allora la sorella Camelia Grasu di 43 anni, che abita a Carrara, è angosciata: ha potuto riportare il corpo del fratello in Romania ma vorrebbe maggiori chiarimenti sulla vicenda, ne sente il bisogno, e per questo si è rivolta a un legale, l’avvocato Enzo Moriconi di Frosinone che il 30 agosto scorso presentò per conto della sua assistita, una denucia querela ai carabinieri di Porto Santo Stefano. «La procura di Grosseto ha aperto un fascicolo disponendo l’autopsia – spiega il legale – noi chiediamo che si accerti la causa del decesso e se ci siano state eventuali responsabilità di terzi nella morte di Dan Grasu. Ma la perizia dell’autopsia, eseguita dal professor Mario Gabrielli dell’Istituto di medicina legale di Siena, non è ancora stata depositata. Quando ne conosceremo gli esiti valuteremo il da farsi». L’Asl che effettuò un sopralluogo non lo avrebbe catalogato come incidente sul lavoro.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, Dan Grasu era al lavoro nel vano motore di un’imbarcazione da diporto che avrebbe dovuto salpare dalla Versilia verso Spalato in Croazia. Aveva fatto tappa a Porto Santo Stefano. Grasu (che viveva a Massarosa in provincia di Lucca dove lavorava per una società nautica), si è accasciato sul pavimento del vano motore. Sono scattati i soccorsi, con l’intervento dei vigili del fuoco e del 118. Sarebbe stato il 118 a chiamare i vigili del fuoco del distaccamento di Orbetello che hano recuperato l’uomo. E’ stata tentata la rianimazione ma per Grasu non c’è stato nulla da fare. Il suo corpo è stato poi portato all’obitorio dell’ospedale di Orbetello. Sul luogo della tragedia erano intervenuti anche i carabinieri. Allora, venne ipotizzato un infarto, ma la sorella Camelia chiede maggiore chiarezza. E racconta con le lacrime agli occhi di quel fratello a cui era tanto legata. «Gli volevano bene tutti. Non mi risulta che soffrisse di problemi cardiaci. Noi familiari non siamo stati avvisati subito di quello che era successo». Racconta che sarebbe stato il proprietario della casa in cui viveva Grasu a contattare il consolato romeno, una volta appreso dell’accaduto. E le autorità di polizia romene avrebbero a loro volta avvisato i familiari che vivono là. Poi la notizia è arrivata anche alla sorella Camelia che sta a Carrara. Comunque sia andato l’iter, la tragica notizia ai congiunti romeni sarebbe arrivata alla fine di agosto del 2013. «Siamo andati all’obitorio di Orbetello – dice Camelia - e ho potuto vedere mio fratello». Piange. Il 30 agosto il suo legale si è mosso: «Dopo che la Procura ha disposto l’autopsia – spiega il legale - abbiamo nominato un nostro medico legale che ha assistito all’esame, eseguito in settembre. Esternamente non sarebbero emersi elementi per accertare l’esatta causa del decesso. Attendiamo quindi il deposito della perizia. Capisco che per la signora Grasu l’attesa sia snervante».
Camelia Grasu ha potuto, dopo il nulla osta della magistratura, riportare in patria il fratello Dan, per l’ultimo viaggio. Il sul profondo dolore le impedisce oggi di accettare che un infarto improvviso glielo abbia potuto portare via per sempre e attende la conclusione delle indagini della procura grossetana, che, sulla base dei risultati dell’autopsia, potrà forse dare una risposta definitiva agli interrogativi sollevati. Ma a Camelia Grasu, il tempo che passa, in attesa che la vicenda sia definitivamente chiarita, le sembra eterno e le lascia aperta una ferita. «Io vorrei solo non avere più i dubbi che mi assillano».(c.car.)
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