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«Erano tanti, mi sono difeso» Pucci nega l’accoltellamento

«Erano tanti, mi sono difeso» Pucci nega l’accoltellamento

Il ventiseienne è stato interrogato e ha fornito la sua versione agli inquirenti L’avvocato Persiani: «Una delle vittime non lo ha nemmeno riconosciuto»

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MASSA. Ha negato di aver accoltellato i due ragazzi al Baraonda Giacomo Pucci, forte del fatto che uno non lo ha riconosciuto. Anzi ha detto di essere stato aggredito sulla pista da ballo e di essere stato circondato da una decina di persone una volta uscito dal locale. È la sua versione che non coincide con quella della squadra mobile, che ha raccolto diverse testimonianze di persone estranee alla lite. Il ventiseienne, che resta in carcere con l’accusa di tentato omicidio, poi ha ammesso di conoscere Andrea Mazzi, del resto non poteva fare altrimenti visto che i due si sono scambiati più volte saluti su Facebook. Ma ha detto che tra quello che è capitato a lui e il duplice omicidio di Natale non ci sono legami.

Il ventiseienne dei Poggi ha mostrato i segni che ancora porta sul corpo (un taglio lungo trenta centimetri sulla schiena) e ha detto di aver lasciato il discopub tranquillamente: «Sono uscito dalla porta principale del Baraonda e una volta nel parcheggio mi hanno assalito. Dentro avevo avuto una lite. Erano in dieci, ma io non avevo alcun coltello con me e soprattutto non l’ho usato». L’arma, e questo va detto, ancora non è stata trovata ma in questo senso procedono a spron battuto gli uomini della squadra mobile. Il coltello potrebbe trovarsi nel nascondiglio che gli agenti stanno cercando da diversi giorni ormai.

Il sostituto procuratore Rossella Soffio a Pucci ha chiesto conto delle altre risse, quelle di piazza De Andrè e quella del Villaggio Castagnara, regolamenti di conti che sono andati via via ad accendere i toni fino allo scorrimento del sangue. Non solo: il pm gli ha chiesto spiegazioni anche delle continue minacce che volavano tra lui e altri coetanei sui social network. Pucci, però, assistito dall’avvocato Francesco Persiani, ha minimizzato.

Ma è chiaro che con questo interrogatorio gli inquirenti hanno ampliato il discorso a quanto accaduto in questi mesi in città. Quella guerra tra bande che le istituzioni stanno cercando di rendere meno evidente possibile per non creare allarme sociale. Ma che stanno comunque combattendo con quelle restrizioni già annunciate e destinate a una decina di giovani di una e dell’altra sponda che si sono resi protagonisti delle risse scoppiate in piazza De Andrè e al Baraonda. Obblighi di firma e obblighi di dimora nelle ore notturne. In questo modo gli inquirenti vogliono dare una prima spallata alle bande. Si tratta di una soluzione tampone che servirà per impedire ai protagonisti di queste scorribande di far scorrere altro sangue.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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