Guerra tra bande, sono trenta i giovani finiti nell’indagine
Gli inquirenti faticano a trovare testimoni: «C’è omertà» Polizia e carabinieri in cerca del deposito delle armi
MASSA. Omertà. Ecco qual è il nemico degli inquirenti che si stanno occupando della faida tra bande che ha sconvolto la tranquillità di Massa. Non ci sono testimonianze chiare, almeno fino a questo momento, né per il duplice delitto di Natale né per l’accoltellamento del Baraonda. E neppure per le risse che si sono susseguite da ottobre a questa tragica fine d’anno. Un muro di gomma che di fatto rallenta il lavoro di procura e forze dell’ordine (nucleo investigativo dei carabinieri e squadra mobile), ma non lo ferma. Perché sono già una trentina i nomi, per usare un gergo poliziesco, attenzionati. Spostamenti, profili Facebook e quant’altro per fare luce su questa guerra che sta terrorizzando una città. Il problema, però come detto, è la scarsa collaborazione.
L’extracomunitario. Andrea Mazzi durante l’interrogatorio, in cui il gip non ha convalidato il fermo pur mantenendo la custodia cautelare in carcere e definendo la condotta del ragazzo “agghiacciante”, ha detto di aver soccorso un extracomunitario che era stato accerchiato da un gruppo di persone con fare minaccioso. Coinvolto nella rissa Mazzi è finito a terra e ha trovato il coltello con cui poi ha colpito Andrea Fruzzetti, 23 anni, ed Enrico Baria, 30 anni. Lo straniero era stato identificato in un primo momento come Adil Sarid, ma non è lui. Si chiama Adil e abita ai Poggi. Sarà sentito dagli inquirenti, perché il racconto di quella notte non convince. Come non convince il ritrovamento casuale del coltellaccio da parte di Mazzi. Un pugnale stile Rambo di colore nero, per confondersi al buio e sorprendere il bersaglio.
Movente. Secondo il pubblico ministero Rossella Soffio l’omicidio era premeditato, almeno quello di Fruzzetti. Mazzi il coltello se lo è portato dietro con il chiaro intento di usarlo. Ma perché? Il movente al momento manca. Si possono fare delle ipotesi, come quella di alcune frasi irriguardose pronunciate nei confronti di Giacomo Pucci, l’accoltellatore del Baraonda che il ventunenne ha voluto vendicare col sangue. Oppure è stato un atto di forza in un momento di debolezza di quella che gli inquirenti considerano la banda dei Poggi.
Le armi. L’aspetto che preoccupa di piùchi investiga, oltre alla ferocia dei protagonisti di questa storia (in diversi hanno cambiato immagine del proprio profilo Facebook con ritratti dei protagonisti di Romanzo criminale), è la facilità che hanno nel procurarsi le armi. Un’ipotesi è che abbiano un nascondiglio dove vanno ad approvvigionarsi quando serve. Dove? Sono stati individuati un paio di punti, non solo in città, che negli ultimi tempi sono stati frequentati più del dovuto. Da queste persone. L’indagine, coordinata dalla procura e condotta da carabinieri e polizia, come primo obiettivo ha quello di trovare l’armeria. Poi partirà la repressione vera e propria.
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