Il Tirreno

Conto milionario svuotato Il gup: processateli tutti

Dieci a giudizio tra cui un direttore di banca, un commercialista e un imprenditore Le accuse: furto, truffa e tentata estorsione. La difesa: ci saranno sorprese

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Tutti rinviati a giudizio: il giudice per le udienze preliminari ha accolto le richieste della pubblico ministero Rossella Soffio e disposto il processo per l’ex direttore di banca, il commercialista, il costruttore, due imprenditori del marmo (fratello e sorella), più alcuni complici accusati di una serie di furti che a partire dal 2005 sarebbero stati messi a segno ai danni di Federica Bambusi, milanese residente a Marina di Massa, con l’obiettivo di svuotarle il conto corrente di un milione e centomila euro. La pm aveva chiesto il processo, per reati che vanno da estorsione a ricettazione, riciclaggio, furto, truffa. Il gup Fabrizio Garofalo, ieri pomeriggio al termine di una lunga udienza, ha accolto praticamente in toto le richieste e rinviato a giudizio: Marco Lucchesi, 49enne di Marina di Carrara, già funzionario di banca e direttore di varie filiali; l’imprenditore carrarese Marco Alibani, 40 anni, e la sorella Maruska, 36 anni, titolari all’epoca dei fatti della società Biancospino srl del settore lapideo; il commercialista carrarese Stefano Pezzica, 50 anni; Stefano Di Ronza, 50enne, costruttore casertano di nascita, residente a Massa. Le accuse nei loro confronti vanno, a diverso titolo da ricettazione a riciclaggio ed estorsione. Per reati minori (sostanzialmente, ricettazione per avere cambiato assegni) andranno a processo Manuela Pasquali, 33 anni di Carrara, Michele Ratti, 43 anni di Carrara, Salvatore Di Ronza (padre di Stefano), 84 anni; Tiziana Genovese, moglie di Lucchesi. A giudizio anche lLa società Biancospino srl, chiamata a rispondere di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Parti offese sono Federica Bambusi e Nicola Rodriguez (assistiti dall’avvocato Adriano Martini), oltre che gli istituti bancari Hypo Alpe Adria Bank di viale Turigliano ad Avenza e l’Unipol Banca di Pisa.

L’inchiesta era nata - così è stato ricostruito - nell’estate del 2011, quando la signora Federica Bambusi si era accorta che dal conto erano spariti oltre un milione. Presenta denuncia e l’inchiesta mette sotto accusa personaggi eccellenti. A partire dal direttore di banca carrarese Marco Lucchesi, che era stato per molti anni persona di fiducia della Bambusi; gli imprenditori Marco e Maruska Alibani, Stefano Di Ronza e il commercialista carrarese Stefano Pezzica. Marco Lucchesi – questa la tesi dell’accusa – avrebbero fatto sparire tutti i soldi della signora utilizzando documenti e assegni falsi. Titoli che sarebbero finiti anche agli imprenditori, con il contributo del professionista. Accuse pesanti: furto, riciclaggio e tentata estorsione (quest’ultima previsione per Stefano Di Ronza e Marco Lucchesi). Quando la donna aveva deciso di venire a vivere all’ombra delle Apuane, da Milano, si era avvicinata a Lucchesi perché aveva già curato dei risparmi del padre. Nei giorni in cui è esplosa l’inchiesta, l’estate scorsa, la signora Bambusi aveva raccontato al “Tirreno”: «Siamo nel 2010: ero correntista della Hypo Alpe Adria, il mio bancomat non funzionava. Non potevo più prelevare. Chiaramente perchè non c’era più un soldo. Io telefonavo, chiedevo spiegazioni e Lucchesi parlava di guasti, mi invitava a riprovare dopo un’oretta. Non solo, volevo comprare un appartamento a Milano per mio figlio - prosegue la ricostruzione - chiedevo la documentazione e lui mi forniva fogli excel. Quando ho preteso gli atti ufficiali, lui non me li ha mai dati, assicurandomi che tutto era a posto. I soldi, invece, non c’erano sono più». La donna aveva raccontato che le era stato proposto di acquistare quote della Biancospino «dopo, però, che alla società erano già stati versati assegni con tanto di firma falsa». E parlò anche di una tentata estorsione con colpi di pistola. «Ho ricevuto una telefonata minatoria e spari al cancello». La prima udienza si terrà il 2 aprile prossimo, nessuno degli imputati ha chiesto di accedere a riti abbreviati, dunque ci sarà un dibattimento “classico” davanti al tribunale.

«Davanti al giudice avremo l’opportunità di analizzare l’intera vicenda e siamo convinti di poter portare in quella sede elementi tali da cambiare radicalmente la prospettiva con cui sono stati finora ricostruiti i fatti e, dunque, l’andamento del processo», dice l’avvocato Francesco Persiani che assieme al collega Enrico Marzaduri difende Stefano Pezzica. La difesa, insomma, annuncia grandi sorprese.

Claudio Figaia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino