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Area Cjmeco, il presidente Rossi: «Segnalato amianto»

Area Cjmeco, il presidente Rossi: «Segnalato amianto»

Il governatore ha risposto alla lettera inviata da Agostini L’esponente di Rc: «Ma perché l’Arpat non è entrata?»

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AULLA. Pochi giorni prima del nuovo rogo che ha interessato la discarica ex Cjmeco alle porte della frazione aullese di Pallerone, il circolo bassa Lunigiana di Rifondazione Comunista lanciò l'allarme sui rischi di incendio nell'area, invitando il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a visitare la discarica da oltre dieci anni al centro di polemiche, diventata per un giorno, il pomeriggio di lunedì scorso, più somigliante alle tristemente famosa "terra dei fuochi" in Campania che alla Lunigiana.

E lo stesso Rossi ha risposto per email a Federico Agostini, che del circolo Bassa Lunigiana di RC e del costituendo gruppo "Sinistra per la Lunigiana" è uno dei principali esponenti. Rossi, innanzitutto, fa una cronistoria dell'area: «L’insediamento della ditta ex Cjmeco sorgeva su un terreno inizialmente di proprietà demaniale, che è stato acquistato dal Comune di Aulla nel 2003. Numerosi sono stati gli interventi e gli accertamenti effettuati dall’Arpat, nei quali sono state verificate varie inadempienze, con rischio di pregiudizio nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica. Nel corso degli anni tali carenze sono state più volte segnalate agli enti competenti, al Ministero dell’ambiente e all'Autorità Giudiziaria con specifiche notizie di reato. Nel 2003, a seguito di richieste dalla Regione Toscana, sono stati effettuati ulteriori accertamenti sui suoli mediante carotaggi che non evidenziarono particolari contaminazioni né dei suoli né delle acqua superficiali in base alla normativa al tempo vigente. Nel 2009 venne, inoltre, individuato il luogo come deposito di pneumatici fuori uso provenienti dalla dismissione dell’attività della ditta Cincilia, confinante con la Cjmeco nell’area industriale denominata "ex polverificio". L’ultimo intervento in ordine di tempo dell’Arpat è il rapporto di ispezione ambientale del 14 maggio 2010, effettuato in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, durante il quale è stata rilevata e ribadita la sussistenza dei problemi sopra riportati, alla luce dei quali appariva oltremodo indispensabile che si procedesse quanto prima alla rimozione dei rifiuti abbandonati e/o stoccati nell’area e al ripristino ambientale del sito. Nell’agosto 2010 il Comune di Aulla ha, poi, predisposto un piano operativo finalizzato alla rimozione dei rifiuti e al ripristino ambientale dell’area ex Cjmeco, sul quale l'Arpat, su richiesta della Regione Toscana, ha espresso un parere con riserva circa l’adeguatezza delle operazioni di intervento individuate dal Comune».

E prosegue: «Nel 2012, grazie all’interessamento della Provincia di Massa Carrara, che ha incaricato una ditta che aveva predisposto un progetto ad hoc, i cumuli di pneumatici (7mila tonnellate) sono stati rimossi».

Rossi arriva, quindi, ai giorni nostri, precisando che "nell’area, che è di proprietà demaniale, permangono rifiuti abbandonati ed è stata effettuata una segnalazione della Asl al Comune per la possibile presenza di fibre libere di amianto. Inoltre, il 17 dicembre scorso l’Arpat ha appreso dalla stampa che il giorno precedente nell’area si era sviluppato un incendio del quale non avevano ricevuto segnalazione. I tecnici sono stati inviati immediatamente in zona per un’ispezione, ma non sono riusciti ad accedere in quanto tutta la zona continua ad essere recintata e inaccessibile».

Ma Agostini non si esime dal fare notare alcune cose che lo turbano ed inquietano nella risposta di Rossi, a partire dal fatto che «esiste una segnalazione dell'Asl n. 1 di Massa Carrara al Comune di Aulla sulla possibile presenza di fibre libere di amianto». Poi Agostini, con diretto riferimento all'incendio di pochi giorni fa, sottolinea la circostanza per cui «l'Arpat non è stata avvertita, nonostante sul posto c'erano Vigili del fuoco e agenti di pubblica sicurezza. Inoltre, scrive Rossi, l'Arpat non è potuta entrare nell'area perché chiusa e recintata. Quindi, come hanno fatto i Vigili del fuoco ad entrare e a spegnere l'incendio?».

Gianluca Uberti

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