Il presidio
I sei delle scarpe lanciate: “giallo” chiarito
Un testimone (ha anche delle immagini fotografiche) racconta: ci hanno messo mezz’ora giovedì sera dalle 23 alle 23,30
CARRARA. «Ho visto tutto. Erano in sei, sono arrivati insieme, intorno alle 23 di giovedì sera: imbaccuccati, tutti con il piumino e il cappuccio sulla testa. E d’improvviso, hanno iniziato a lanciare le paia di scarpe per “appenderle” ai fili del telefono o della luce che siano, fra l’Hotel Margherita e l’edificio di fronte».
Ecco svelato, almeno in parte (come vedremo), il “giallo” delle scarpe appese in via Venezia, a Marina.
Un testimone, dopo aver letto il nostro articolo di ieri mattina in cui si raccontava la singolare performance, ci ha chiamato per spiegarci cosa è accaduto nella tarda serata di giovedì.
Il nostro testimone era nei pressi, ha assistito a tutta la scena: ci è voluta circa mezz’ora a “sistemare” tutte e quindici le paia di scarpe legate assieme con le stringhe e lanciate in aria. Non è facile azzeccare il lancio.
E aggiunge: «Quando hanno esaurito le scarpe se ne sono andati; in quella mezz’ora sono passate due auto e alcune persone, nessuno si è fermato a chiedere cosa stessero facendo; da parte mia, non visto, senza azionare il flash, ho scattato delle immagini».
Ma, un po’ per il buio, un po’ perché come detto i giovani erano bardati con i piumini, non risultano riconoscibili. E in ogni caso, non risultano denunce a loro carico.
Svelate le modalità con cui le scarpe sono finite appese ai fili (si era ipotizzato anche l’utilizzo di un’autoscala, ma la testimonianza diretta ha escluso questa possibilità), si è rivelata giusta la pista che si trattasse di una performance di “shoefiti”, cioé di scarpe lanciate.
Resta da capire adesso il perché dei volantini distribuiti nella stessa nottata e trovati venerdì mattina: "Comune in crisi? Agli addobbi natalizi ci abbiamo pensato noi...", così vi era scritto.
Quel tratto di via Venezia è privo di luminarie anche perché ormai, come detto, l’Hotel Margherita è chiuso da tempo (come il Mediterraneo, il Maestrale, il Marble che non ha mai aperto...), e non ci sono altri negozi.
Proprio in queste feste natalizie però, rispetto all’anno scorso, sono più numerose le strade che hanno aderito alle luminarie, pagate dai commercianti. Senz’altro, c’è del malcontento nel mondo del commercio e anche fra gli esercenti dei locali, soprattutto - riguardo a questi ultimi - per la controversa ordinanza anti-alcolici. Ma delle scarpe lanciate nessuno sapeva niente. Come abbiamo riferito ieri, il titolare della Tazza d’Oro, che è nei pressi, se l’era cavata con una battuta: «Ormai non auguro più Buon Natale ma Buona Tares». Insomma, svelato il giallo di come sono arrivate fin lassù le scarpe, e assodato che i protagonisti sono sei giovani, resta da capire chi sono. Se mai lo sapremo.
(m.b.)
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