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Pesanti condanne alla gang che sfruttava le ragazzine
Il pm Conforti aveva chiesto 39 anni, il collegio dei giudici ne ha dati venticinque Il sodalizio romeno gestiva una trentina di connazionali sul lungomare
MASSA. Venticinque anni e sei mesi alla gang romena che sfruttava decine di connazionali costringendole a stare dalla mattina alla sera sul lungomare di Marina a prostituirsi. Tra le lucciole anche tre minorenni. Una condanna pesante quella del collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati anche se il pm Alessandra Conforti complessivamente aveva chiesto trentanove anni di carcere. Ma anni di detenzione a parte la ricostruzione fatta dalla procura e dalla squadra mobile è stata presa per buona dai magistrati che hanno emesso la sentenza (le motivazioni verranno depositate tra due mesi). Particolare della banda era che veniva gestita da due donne, spietate al punto tale da coinvolgere anche uno dei loro figli nel giro. Ecco quali sono state, nel dettaglio, le condanne: Antoaneta Florentina Stoica 5 anni e undicimila euro di ammenda; Constantin Andreca 4,8 anni e undicimila euro; Luciana Georgeta Stanga 4,8 anni e undicimilamila euro; Aurel Marin 4,8 anni e 11mila euro; Mohammed Ouardi 2,6 anni; Laurentiu Marin 1,8 anni; Raul Marin 1,8 anni. A questi ultimi tre imputati (difesi dagli avvocati Matteo D’Amico e Simone Barbieri) non è stata riconosciuta l’aggravante del 600bis, quella che riguarda lo sfruttamento dei minori. Ed è per questo che complessivamente tra la richiesta del pm e le pene dei giudici c’è una leggera differenza.
In attesa delle motivazioni, la sentenza chiude un capitolo doloroso per l’intera città di Massa. Per anni in balìa di una gang feroce che aveva monopolizzato il mercato sessuale. In pratica due bande si erano divise le zone: da una parte via delle Pinete e dall’altra Lungomare di Levante. Giovani gli sfruttatori e giovani le lucciole, come detto tre di loro non raggiungevano la maggiore età. Non potevano sgarrare sennò erano botte. E per umiliarle ancora di più le avevano anche affibbiato dei soprannomi facendo leva sui loro difetti fisici.
Le donne che erano a capo dei due sodalizi concordavano le tariffe e mettevano a punto il trasferimento delle giovani dalla Romania all’Italia. Credevano di poterla fare sempre franca e quindi per i viaggi utilizzavano un furgone della Mercedes vistoso, bianco con le fiancate aerografate e la targa che componeva la parola Boss. Ma non è stato questa disattenzione a costare caro agli sfruttatori, bensì la cattiveria che usavano per sottomettere le giovani. Sono state loro a chiedere aiuto alle forze dell’ordine. La squadra mobile ha allertato sia la procura sia la Dda di genova (per la presenza delle minorenni) ed è partita l’indagine.
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