Il porto ora cerca di conquistare i traffici della Turchia
Il presidente della Authority, Messineo: contatti con un colosso mondiale della produzione di acciaio
CARRARA. Missione del porto in Turchia.
Vi sono andatie rimasti per quattro giorni il presidente della Port Authority Francesco Messineo e l’amministratore delegato della Porto di Carrara spa, Paolo Dello Iacono. Quattro giorni intensi di contatti con armatori, industriali, operatori dell’autotrasporto, Camere di commercio, Camera della Shipping.
«Abbiamo suscitato l’interesse di armatori e industriali per quanto riguarda possibili traffici ro-ro, e non solo – spiega Messineo – La Turchia si appoggia storicamente al porto di Trieste, avendo forti interessi commerciali con la Germania, ma noi abbiamo illustrato le caratteristiche del nostro scalo e della zona geografica in cui è collocato». L’obiettivo è di portare l’attenzione sui vantaggi che potrebbero esserci per la Turchia verso il Nord ovest, ipotizzando una linea Turchia-Carrara-Francia.
I contatti sono stati presi nel corso della missione effettuata tramite Toscana Promozione e Ice (anche con la partecipazione degli altri porti toscani di Livorno e Piombino).
«L’Ice ha fatto un buon lavoro intercettando associazioni ed enti».
In particolare, dice Messineo, per il porto di Marina potrebbe essere positivo agganciare la Icdas, la maggiore acciaieria turca e una delle più grandi del mondo: «Produce 5 milioni di tonnellate annue di acciaio che esporta in tutto il mondo. Ha anche una sua flotta e un porto privato sul Mar di Marmara. Gli operatori turchi sanno del porto di Carrara ma non hanno finora - sostiene Messineo – valutato tutte le opportunità che il nostro scalo potrebbe offrire loro. Dello Iacono ha potuto fornire dati su tariffe e altri aspetti. L’export turco sta aumentando verso il nord-ovest, - Spagna e Francia - e viene utilizzato il porto di Tolone per i ro-ro, dove però gli operatori turchi avrebbero qualche problema».
Agganciare traffici ro-ro per Marina è, secondo Messineo un obiettivo non primario rispetto ad altri traffici, ma gli spiragli ci sono: «La Turchia non essendo nell’Ue, ha limiti sull’autotrasporto (6.000 permessi annui per l’Italia), ma non con Trieste, dove dal dopoguerra, per accordi fatti, i transiti verso la Germania non vengono conteggiati, e sono decine di migliaia. La Turchia ha chiesto una deroga all’Italia per ottenere dal governo l’aumento del numero di autorizzazioni a viaggiare nella penisola. C’è il problema della concorrenza con l’autotrasporto italiano (da tutelare), che potrebbe essere superato consentendo ad esempio sbarchi nel nostro porto con l’obbligo di destinazioni solo verso la Francia». Ma è tutto da vedere.
In attesa di sviluppi, c’è la partita giocabile con le acciaierie e con altre merci dalla Turchia. Pare che i referenti delle acciaierie stiano valutando le potenzialità locali, dal raccordo ferroviario previsto nel nostro porto, alla movimentazione di grandi manufatti: a gennaio potrebbero venire a visitare lo yard del Nuovo Pignone.
«Speriamo – conclude Messineo – che i turchi mettano la loro bandierina su Carrara».
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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