Il Tirreno

Massa, arrestato narcotrafficante La polizia: «Era pronto a spararci»

Delicata operazione della squadra mobile all’alba alla periferia della città Il cinquantenne era affiliato alla Sacra Corona Unita

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La squadra mobile lo ha pedinato fino all’altra sera, quando è rientrato a casa. Poi gli uomini di Antonio Dulvi Corcione hanno sorvegliato l’abitazione (alla periferia della città) fino alle quattro del mattino, quando è scattato il blitz vero e proprio. E hanno messo a segno un colpo importante contro un pezzo grosso della criminalità organizzata: affiliato alla Sacra Corona Unita e soprattutto narcotrafficante. Era lui che trasportava i carichi di cocaina che arrivavano in Italia (Milano e Basso Piemonte) dal Perù e dalla Colombia. Ed era sempre lui che prendeva contatti con i corrieri per i viaggi che credeva di nascondere grazie al suo lavoro (in realtà una copertura) di autotrasportatore.

In manette è finito un cinquantenne di origine salentina. Un esponente di spicco dell’organizzazione dedita al traffico di droga smantellata dalla Dda di Genova e dalle squadre mobili, oltre a quella apuana, di Roma, Lecce, Savona, Pavia e Milano. Uno che dormiva con una pistola di grosso calibro sotto il cuscino e che aveva un paio di pugnali nascosti in un cassetto. Il suo nome Corcione non lo ha voluto fare perché c’è un’indagine in corso relativa proprio all’arma, perché il sospetto degli inquirenti è che sia stata usata sul territorio per commettere diversi reati contro il patrimonio (in particolare alcune rapine).

Il cinquantenne è stato incastrato - le prove raccolte sono contenute in un fascicolo alto un palmo - dopo alcuni mesi di pedinamenti. E in particolare di intercettazioni telefoniche. Al cellulare parlava genericamente di pacchi e cercava di non dare riferimenti, forse perché temeva che qualcuno potesse ascoltare quelle sue conversazioni. Comunque quando ha visto gli agenti ieri mattina non ha opposto resistenza, comportandosi da boss: ha fatto i complimenti a chi gli ha messo le manette e poi è rimasto in silenzio, rifiutandosi di rispondere alle domande del capo della squadra mobile, fino al suo trasferimento nel carcere apuano.

A Massa era arrivato da un paio di anni, guarda caso l’indagine è partita nel 2010, e ai piedi delle Apuane si comportava da cellula dormiente. Non si muoveva di giorno, usciva la sera e il furgone lo spostava soltanto a notte fonda quando in strada non c’era nessuno. Ma soprattutto per farsi trovare all’appuntamento con i grossisti nelle prime ore del mattino.

Alla fine Corcione e i suoi hanno scoperto che il cinquantenne era il terminale di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Perù, e da altri paesi sudamericani, all’ Italia. I carichi dei tir erano ingenti quantità di cocaina che venivano stoccati in paesi europei come l'Olanda e il sud della Francia, dove poi venivano trasportati da corrieri che si spostavano con il pretesto di camuffare altre attività commerciali. Cinquecento chili di cocaina purissima alla volta. In altre occasioni, in misura molto minore, erano state sequestrate anche alcune piccole spedizioni in territorio al nord della Liguria. Da qui l’idea di approfondire l’indagine.

Nei prossimi giorni l’esponente della Sacra Corona Unita arrestato a Massa verrà interrogato dalla procura di Milano, ma l’impressione è che difficilmente vorrà collaborare con gli inquirenti, dato che per ora ha preferito sigillarsi le labbra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera