Disagio sociale, nuovi dati allarmanti
Presentato in commissione sociale lo studio dell’Isr e di Confartigianato: in costante aumento le nuove povertà
CARRARA. Preoccupante l'analisi fatta ieri in commissione sociale da Isr (Istituto di studi e ricerche) e Confartigianato. A complicare lo studio il fatto che i dati Istat si riferiscono comunemente alla situazione nazionale o comunque relativa a macro aree, quali nord, centro e sud o, al massimo all'ambito regionale. «Una mancanza di informazioni questa - sottolinea Massimo Marcesini dall'Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio provinciale - che può essere superata, unicamente, svolgendo ricerche ad hoc sul territorio di riferimento, ed è questo il lavoro che, da alcuni mesi a questa parte stiamo portando avanti con non poche difficoltà».
Studio non ancora ultimato e che presenta ancora molti punti oscuri ma che riesce comunque a dare un'idea della situazione in provincia (dati aggiornati al 2011) e, in particolar modo, nel Comune di Carrara. Le nuove povertà infatti sono in costante aumento e molte famiglie che riuscivano a condurre una vita dignitosa si trovano adesso sotto la soglia di povertà relativa o, addirittura assoluta, come confermano i dati provenienti dalla Caritas e dalla mensa di Marina di Carrara.
Se i dati relativi alla disoccupazione sono allarmanti, registrando un tasso dell'11,5%, bisogna comunque tener conto che nei numeri relativi alla disoccupazione non rientrano i cassintegrati né chi non è inserito nelle liste dei centri per l'impiego. E se la provincia, com'è ormai noto è la Cenerentola della Toscana e in 65esima postazione a livello nazionale, con appena 22.988,51 euro di consumo pro capite lordo e 15.593 euro al netto a fronte dei 27.597,79 euro della media regionale (fenomeno questo che si aggrava con l'aumento dei componenti del nucleo famigliare: 8.467,62 per famiglie con oltre 4 componenti a fronte degli 11.079,01 della Toscana), anche il fenomeno dei Neet (giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano, lavorano, né frequentano corsi di formazione) è in costante aumento.
Altra tendenza che non fa ben sperare è l'aumento di quei giovani che non completano il ciclo di studi e non ottenendo un diploma, acquisiscono esclusivamente la licenza media: in questo caso non hanno le carte in regola per partecipare alla maggior parte dei concorsi e delle selezioni ma, viceversa, spesso i laureati soffrono del problema opposto, troppo qualificati per accedere ad un posto di lavoro di livello inferiore. «Devo dire - afferma Marcesini - che l'idea che in molti ci siamo fatti, ovvero, che i giovani non abbiano voglia di lavorare o occupare posti meno qualificanti del proprio livello di istruzione è del tutto errata, al contrario, eseguendo queste ricerche, spesso direttamente intervistando gli interessati, mi sono reso conto di quanto questa percezione diffusa non corrisponda alla realtà dei fatti». E anche l'emergenza abitativa non è da sottovalutare: «Non abbiamo ancora dati precisi - aggiunge Marcesini - ma contiamo di compiere uno studio mirato di concerto con Erp. Al momento - prosegue - posso dire che il dato più alto lo conquista Carrara con una crescente domanda di aiuti ai servizi sociali per l'assegnazione di un alloggio popolare o di un'integrazione economica per il pagamento dell'affitto».
Purtroppo infatti, paradossalmente, aumenta il disagio sociale e la crisi economica, ma diminuiscono gli stanziamenti per il welfare da parte di Stato e Regioni. Dubbi nascono anche rispetto all'utilità di molti corsi di formazione, per i quali si investono fondi che difficilmente riescono a sanare situazioni lavorative, questo fanno notare Federico Bonni (M5S) e Roberto Conserva (Psi), trovando conferma anche nella percezione di Marcesini: accanto infatti a corsi di qualificazione obbligatori offerti dalle ditte ce ne sono altri, spesso on-line che non garantiscono affatto un miglioramento delle conoscenze, oppure non sono spendibili sul campo e tutto ciò seppur in Toscana esistano più di mille agenzie accreditate. «Probabilmente - afferma Fabrizio Giromella - a non funzionare è il sistema Italia: basti pensare che, se il 46% di chi si rivolge ad un centro per l'impiego inglese trova lavoro, in Italia, la percentuale si ferma al 9%».
Ee si tratterebbe infatti di apportare modifiche strutturali, come evidenzia Gianfranco Oligeri da Confartigianato: «Pensiamo che su 25 partecipanti ad un corso di formazione turistica all'estero ben 18 hanno trovato lavoro (all'estero naturalmente), ed è in questo senso che, fortunatamente sta lavorando la Regione Toscana che spostando le competenze dalle province alla regione, approverà un plafond con l'Unione Europea che mirerà a creare poli formativi con scuole, associazioni di categoria e sindacati: tutto questo nel tentativo di avvicinare sempre più la formazione al mondo del lavoro, tenendoconto dell'importanza che rivestono i partners europei». Ma chi paga maggiormente la crisi in provincia? Senza dubbio le piccole ditte artigiane e i commercianti sui quali si basa l'intero sistema di Massa-Carrara. «A questo proposito - informa Oligeri - come Confartigianato abbiamo creato ben tre sportelli: “Io ce la faccio”, atto a fornire ascolto e sostegno psicologico; un secondo convenzionato con Equitalia per sbrigare le pratiche in sede, infine un altro, completamente dedicato al problema dell'anatocismo bancario (interessi su interessi) dove viene fatta un'analisi ed un check-up completo e gratuito dell'azienda, ottenendo risultati eclatanti che, al momento, hanno portato ad un rientro già pari a 100mila euro».
Barbara Monaco
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