Il presidio
«Grazie mille, angeli del fango: ora la città non ci dimentichi»
Alluvione, un anno dopo. Il comitato dedica il primo anniversario alla solidarietà e al lavoro di tutti i volontari. Ma chiede più attenzione al territorio: la nostra zona è splendida, non lasciamola al degrado
MASSA. Si presenta puntuale, come ad un appuntamento fissato da tempo: sottile e incessante. La pioggia torna, lo fa con compostezza, senza rumore, silenziosa. Quasi rispettosa, come a dire che la natura non ha volontà di offendere e si unisce al ricordo della tragica notte di un anno fa: il Ricortola, i canali, i fossi non reggono, “aprono” gli argini e l’acqua invade Casone, Bondano, Partaccia, Ricortola, Romagnano. Una notte di bambini strappati a coperte e lettino, di grida, di corse sui gommoni, di paura, con la sensazione - confermata dalla luce del sole - di non avere più nulla. Niente di tuo. Eppure, ad un anno esatto, chi con quel nulla fa ancora i conti non ha rabbia, forse la rabbia l’ha vinta, forse ha scelto l’equilibrio e la pacatezza. Riesce a dire grazie: a chi c’è stato, a chi ha preso una pala e tolto anche solo un po’ di fango, a chi ha portato una maglia asciutta. A chi ha preparato pasti caldi.
FOTO Gli angeli del fango all'opera - La cerimonia di domenica
Domenica mattina, nella chiesa del Casone è la giornata del ringraziamento e del ricordo, ricordo non - o non soltanto - del dolore, ma della solidarietà, di quel lato umano che rende una città comunità, che - per dirla con le parole di Don Ivo Ercolini - «fa ritrovare i fratelli, li spinge a parlarsi dopo anni di silenzio e rancore». È la solidarietà che fa nascere la speranza: la comunità di Casone ne è convinta, tanto che lo ha impresso su una targa, fuori dalla Chiesa e scritto nella pergamena donata a tutti gli angeli del fango. Ieri i parrocchiani e il sindaco hanno scoperto la targa, a monito di ciò che gli uomini devono essere: fratelli. Sono gli angeli del fango i protagonisti. Ivo Zaccagna, presidente del comitato alluvionati, li definisce «gli uomini e le donne che Dio ci ha permesso di conoscere nel dolore: i giovani scout, i vicini di casa, gli studenti dell’alberghiero, i vigili del fuoco. Coordinati dall’idea di farsi prossimi al prossimo».
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Il comitato è lì, tra le panche della Chiesa, nelle facce di chi ha conosciuto l’invasione del fango, sceglie - spiega al microfono il suo presidente - di essere propositivo e non polemico, ponte e stimolo per le istituzioni e per i cittadini perché anche il più piccolo dei gesti, anche manutenere la siepe del cortile, è tutela del territorio, rispetto dell’uomo e della natura». Perché - e sono le uniche parole “politiche” di Zaccagna - Ricortola, Casone, Partaccia sono territori splendidi, troppo spesso lasciati al degrado, nonostante le potenzialità e la vocazione turistiche». Parole che si traducono in un appello al sindaco. A lui, alle istituzioni, dal comandante dei carabinieri al Questore, a chi siede in chiesa e ha autorità.
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Don Ivo non può celebrare la messa, sta poco bene. Sull’altare c’è Padre Stefano che a Casone è cresciuto, ma il momento della predica è il momento del parroco, quello in cui Don Ivo parla, come in una chiacchierata rassicurante, al sindaco Volpi e al presidente del consiglio Domenico Ceccotti. Parla come si «fa in famiglia dove i problemi ci sono, ma non si può essere problematici». Il sacerdote si rivolge a chi non gode di un’autorità precostituita, ma «nel servizio acquista l’autorevolezza». Nel fare, nel fare bene del padre e della madre, degli educatori.
Il sacerdote ricorda il dolore di chi ha vissuto l’alluvione, di chi ora combatte con i debiti per potersi comprare un mobile nuovo, ma vede «solidarietà, angeli sporchi di fango» e chiede a Dio «di ricompensarli perché se qualcuno non ha ricevuto aiuti immediati, comunque non ci sono colpe». Nella tragedia l’uomo di fede scorge la mano del Signore, Don Ivo l’ha vista: «Dio sa togliere il pane dalle pietre». E dal fango: «Ho visto i segni della provvidenza negli uomini, in chi ha fatto la propria parte, in chi con dignità ha saputo soffrire». E adesso siede nella Chiesa affollata di Casone, con compostezza e ringrazia il Signore - è la preghiera di una giovane parrocchiana - per aver insegnato a mantenere la calma, a non perdere il controllo, a non degenerare.
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Quel controllo che oggi permette agli alluvionati di chiedere tutele e interventi senza gridare e pretendere, che consente loro di dedicare il primo anniversario al ringraziamento, non alla loro sofferenza. Loro chiedono quello che un parrocchiano chiese a Don Ivo: «Parcheggi sempre la macchina dove posso vederla. Sapere che lei c’è mi rassicura». Così il sindaco Volpi sale sull’altare e garantisce che la sua di auto davanti al Comune ci sarà sempre. Per dire ai cittadini che l’amministrazione non li lascia «che questa città ha la forza di essere comunità». E di seminare, con solidarietà, la speranza.
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