Il presidio
Banda del rame devasta azienda di Albiano: danni per 300mila euro
Il presidente della Granulati Carrara Mauro Marri: sono esasperato e disperato, viene voglia di chiudere
ALBIANO. «Fra la crisi generale e ora questo, viene voglia di chiudere. Mi hanno fatto un danno di almeno 250-300mila euro». Mauro Marri, 67 anni, notissimo imprenditoredel settore lapideo a Carrara e in val di Magra, ha subito tre pesanti e devastanti furti in poco tempo, nella sede di Albiano Magra della Granulati Carrara srl, che ha un’altra sede ad Avenza: «Sono presidente e maggiore azionista della società, e mio fratello Mario è direttore di entrambi gli stabilimenti», che producono e commercializzano granulati di marmo.
Dalla fine di settembre l’impianto di Albiano (fermo da due mesi) ha ricevuto tre volte la visita di ladri di rame. Sicuramente una banda organizzata, visto che Mauro Marri racconta che hanno reso innocui tutti i sistemi di sorveglianza e portato via quintali di rame rovinando cabine elettriche e apparecchiature.
«Siamo fermi con l’impianto di Albiano da un paio di mesi, cioè da quanto ha chiuso un cliente americano al quale indirizzavamo la produzione di questo stabilimento. Ma comunque mantenevamo in “allenamento” periodico i macchinari, pronti a ripartire». L’imprenditore attendeva tempi migliori per la riapertura, ma ora la società ha avuto una mazzata. «Tre furti in 15-20 giorni. Il primo alla fine di settembre, poi dopo circa una settimana il secondo e giorni fa il terzo. Hanno portato via tutto il rame. A fine settembre, hanno disattivato la cabina sfilando i cavi elettrici del “15.000” e preso tutto il rame. Avevamo le telecamere della videlosorveglianza, hanno tagliato i collegamenti, disattivato i sistemi di sicurezza. La seconda volta hanno danneggiato i trasformatori per portare via i cavi. Poi la botta finale: hanno preso di mira anche gli interruttori, per sfilare il rame. Non ho più nulla».
Racconta che quando rilevò l’impianto 4 o 5 anni fa, rigenerandolo, per i granulati di marmo, e acquistando l’area demaniale, poco tempo dopo l’entrata in funzione ci fu un incendio. «Fu doloso, perché gettarono delle Molotov, ma non so chi è stato, forse non eravamo noi il bersaglio predestinato. Fatto sta che subimmo un danno di 600mila euro. Ora sono proprio esasperato e disperato. Viene voglia di chiuderlo questo stabilimento».
Quello di Avenza invece va a pieno ritmo. «Lavoriamo soprattutto per il mercato del Nord Africa... finché tira. Uno dei nostri più assidui clienti è la Imerys, ma non ci sono certezze all’infinito». Il fratello Mario, è altrettanto amareggiato per il grosso danno provocato dalla banda all’impianto di Albiano. “Professionisti” del furto, ben organizzati, visto che per tre volte in poco tempo hanno colpito il medesimo obiettivo, dileguandosi.
Cinzia Carpita
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