Il Tirreno

Il collettivo Germinal attacca: «Pensate all’archivio...»

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CARRARA. E’ polemica da parte del Collettivo Libertario Archivio Germinal: «Periodicamente capita che un artista arrivi a Carrara e rimanga affascinato dall’ideale anarchico come da un paesaggio esotico, ricordando improvvisamente all'amministrazione comunale che l'anarchia fa parte della storia di Carrara. Il passaggio dell'artista dà la possibilità al nostro sindaco e agli assessori di riempirsi la bocca con la parola anarchia, dimostrando che per loro è importante ricordarsi degli anarchici e delle anarchiche, l’importante è che siano morti/e. Ma ci sono i fatti (e i vivi) oltre alle parole (e ai morti e alle lapidi). Perché a Carrara c’è un archivio che conserva la memoria del movimento anarchico della città e non solo: è la Biblioteca Archivio Germinal, che custodisce quasi 3.000 libri di storia e filosofia del pensiero anarchico e circa 80 metri lineari di fondi archivistici. Questa Biblioteca aveva sede nel Politeama, palazzo storico destinato alla scomparsa, inagibile, che è stato per anni oggetto delle denunce pubbliche da parte del Gruppo Germinal Fai e del Comitato per la difesa del Politeama sugli abusi edilizi che stavano accadendo. A seguito del crollo, il Comune - scrive il Collettivo - che tanto si vanta della storia anarchica locale riesce a mettere a disposizione per l'Archivio che la conserva ben 40 mq - due aule delle ex scuole Guidi di Torano - in uno stabile che è privo di sistema di riscaldamento, degradato, umido. La provvisorietà di quella sede va avanti da quasi 4 anni, la maggior parte dei libri e dei documenti d’archivio è ancora imballata negli scatoloni perché non c’è lo spazio sufficiente per le scaffalature, i disagi che ne impediscono il funzionamento a pieno ritmo sono molteplici. Ma l’assessore alla cultura Giovanna Bernardini è consapevole del fatto che la storia del movimento anarchico sia “un tratto fortemente connotativo della realtà sociale e politica cittadina”. Ecco, che vengano gli artisti a far opere su ciò che vogliono, ma l’anarchia sta dove stanno gli anarchici e le anarchiche, nelle piazze e nelle prigioni, non nei musei. Non accettiamo di veder relegato un movimento vivo e vitale alle lapidi, ai monumenti, ad una spettacolarizzazione e mercificazione della storia a fini elettorali».

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