Amare Marina attacca la Porto spa
L’associazione replica a recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato sulla situazione dei traffici e dello scalo
CARRARA. Le recenti dichiarazioni della dirigenza della Porto spa non sono piaciute all’associazione Amare Marina. «La società che opera in porto ha azzerato il piano degli investimenti “non essendo in grado di garantire nuovi traffici” secondo le parole dell’amministratore delegato Paolo Dello Iacono. A sua volta il vicepresidente Filippo Nardi fa notare che in compenso a Porto Marghera, la Transped (posseduta al 61% dalla Porto di Carrara S.p. A.) investe e acquista 28 ettari per raddoppiare il terminal. Dello Iacono rappresenta la situazione del porto di Marina in questi termini». Il punto di vista, l’angolazione con cui la dirigenza della Porto di Carrara spa ha illustrato la realtà dello scalo mercantile, e le motivazioni che hanno spinto ad annullare il piano degli investimenti, poggiano su un’analisi dettagliata di tutti gli elementi che costituiscono l’economia del porto e il possibile futuro. Un’analisi di tipo aziendale, dalla quale Amare Marina ha però tratto le proprie conclusioni.
L’associazione cita dichiarazioni di Dello Iacono al Tirreno: “Noi oggi non siamo in grado di dare garanzie di traffici per il futuro, vista la situazione congiunturale. Prevediamo un calo dei traffici da qui a fine anno, e siamo ben lontani dalla fine della crisi generale. Gli unici traffici conquistati li abbiamo “rubati” ad altri porti e ora non si può parlare di nuovi canali commerciali.”
Amare Marina, rispetto all’analisi di Dello Iacono sulla situazione dei traffici portuali, è molto critica: «La conclusione di questo quadro a tinte fosche è che la ditta portuale ha annullato il piano degli investimenti per il porto di Marina».
E aggiunge estrapolando altri passaggi delle dichiarazioni dell’ad: «Il dirigente della Porto a chi accusa la società di monopolizzare lo scalo risponde che “se ci saranno più imprese in porto a spartirsi i 1.300 metri di banchine, noi non investiremo ulteriormente”».
Amare Marina attacca anche sulla questione dell’area ex Mediterraneo, e sul piano regolatore del porto che prevede l’ampliamento dello scalo commerciale: ampliamento su cui Amare Marina ha molte perplessità.
L’associazione pone infine interrogativi su cosa sia “il bene comune”. E ritiene ad esempio che non rappresenti il bene comune l’ipotesi di «trasformare un progetto di Rta in appartamenti a suon di dictat che poco hanno di interesse per il bene di questa città, deprivata del mare, della possibilità di fruirne, imbruttita, degradata, privata anche dei suoi giardini e cioè di quel bene comune di cui tutti dovrebbero poter usufruire, e cioè stare bene nel luogo in cui si vive e si lavora».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google