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Lotta all’erosione, il ritorno dei geotubi

Lotta all’erosione, il ritorno dei geotubi

Nonostante il flop i contestati sacconi di sabbia resteranno nel progetto, interventi anche alla foce del Magliano

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MASSA. La vendetta dei geotubi: i salsiccioni di tessuto riempiti di sabbia che dovevano fermare l'erosione e che invece sono stati un flop clamoroso - nel senso che non hanno fermato niente e sono in parte finiti arenati sulla battigia - sembravano un cattivo ricordo. Vuoi per carenze progettuali, vuoi per una messa in opera non proprio a regola d'arte, vuoi per i materiali utilizzati o chissà per cos’altro, i geotubi sono stati un fallimento, annunciato dai titolari dei bagni, che li avevano contestati fin dall'inizio, riconosciuto poi anche da tecnici e ingegneri della Regione e della Provincia. Sembrava, dunque, che fossero stati messi da parte e che la difesa dalla mareggiata venisse affidata a ben più robuste - e probabilmente affidabili - scogliere.

Invece niente: i geotubi continueranno ad essere parte del progetto di difesa della costa apuana, come da piani originari. Solo, verranno realizzati - qeusto è l'impegno di tutti - in modo più accorto ed efficace. È quanto emerso dal summit che si è tenuto giovedì in Regione all'assessorato alll'Assetto del territorio di Annarita Bramerini, con il sindaco Alessandro Volpi, i rappresentanti delle associazioni dei balneari, la Provincia di Massa Carrara, i tecnici dei vari enti coinvolti e i rappresentanti Varia Costruzioni, la capofila dell'associazione di imprese subentrata nell'appalto dopo la rescissione del contratto con l'Ati guidata da Doronzo.

Il progetto, finanziato con 16 milioni di euro complessivi, (di cui 8-9 già spesi), è stato chiarito dalla Regione, non può essere modificato radicalmente (cioè non si può finanziare un certo intervento e poi spostare quei soldi su un intervento diverso senza rivedere gara e progetto stesso), pena la ripartenza da zero di tutto il procedimento. Dunque, si torna ai geotubi, che saranno collocati all'appendice delle scoglierine in massi di marmo (già realizzate in alcuni setti) in senso perpendicolare rispetto alla costa e si allungheranno, sotto il livello dell'acqua, fino a circa 300 metri di larghezza. La scelta dei materiali e le modalità di messa in opera saranno attentamente valutati e a fine opera si valuterà il risultato. Una strada obbligata - l'alternativa, si è detto, sarebbe un nuovo progetto e la sua messa in gara, con tempi lunghissimi - che non suscita entusiasmo tra gli operatori balneari. «È chiaro, noi, visto com'è andata finora avremmo preferito le più collaudate barriere in massi rispetto alle barriere soffolte in geotubi. Ma capiamo che non c'erano alternative e ci adeguiamo», dice Stefano Gazzoli, presidente di Riviera Apuana, che non nasconde i suoi dubbi su questo ritorno al passato.

Ma chi porterà a termine il progetto? Il nodo non è ancora sciolto. Varia Costruzioni e Consorzio Pelagus sono subentrate nell'appalto al posto del cartello di ditte precedente per effetto di una sentenza del Tar (che ha accolto il ricorso di Varia su irregolarità nell'assegnazione dell'appalto e dopo la rescissione del contratto deciso dalla Provincia per "gravi inadempienze contrattuali" del primo appaltante. Ma Varia prima di subentrare nel contratto con la Provincia, ha il diritto di valutare le condizioni economiche ed, eventualmente, di chiedere una revisione (al rialzo) dei prezzi. Per prendere questa decisione, ha chiesto ancora una settimana di tempo. Nel caso in cui decidesse di rinunciare, saranno tempi ancora più lunghi per indire una nuova gara.

Nella riunione è stato definito un crono-programma di massima che prevede la realizzazione delle scoglierine a cui saranno ancorati i geotubi nei setti più vicini alla Versilia e una revisione dell'argine a Levante del Magliano, intervento che sarà a carico del Comune. «Comunque - è l'amara battuta di Gazzoli - l'impressione nostra è che questo intervento non sarà risolutivo e che l'intera costa dalla Partaccia al Versilia dovrà essere al centro di una nuova riflessione».

Claudio Figaia

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