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Ratti: «I truffatori da noi non esistono»

Ratti: «I truffatori da noi non esistono»

Qualche anziano prima di farsi valutare chiede consiglio al parente che lo accompagna

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CARRARA. Possibile che su ottomila domande di invalidità non ci sia nessun furbetto? La risposta è nì. Ovvero in provincia non esistono connivenze - fino a prova contraria - tra medici e pazienti che vogliono farsi passare per quello che non sono e quindi non troveremo mai il falso cieco oppure il falso disabile. Il meccanismo è ferreo: bisogna avere una cartella clinica specialistica e su quella poi la commissione fa la sua valutazione ampliandola dove è il caso. I sette medici che operano negli uffici di Massa, Carrara e Lunigiana poi sanno come muoversi. Per esempio esistono mille trucchetti. Quando l’anziano vuole fare il furbo lo si capisce perché chiede consiglio ai parenti mentre è in sala d’attesa, oppure chiede conferme una volta uscito dalla verifica. Ma con quelli della terza età è più facile imbattersi in persone che cercano di mascherare un reale handicap (magari cognitivo) per fare bella figura con i dottori.

Va detto che chi fa domanda difficilmente è sano come un pesce. Esistono però casi di chi prova a ottenere qualche punto di invalidità in più. E puntualmente non ci riesce perché la commissione segue delle procedure standard. E oggettivamente fare finta di avere meno vista di quella che si ha realmente - con due oculisti che ti controllano le pupille con macchinari sofisticati - è davvero impresa ardua.

«Noi falsi invalidi non ne abbiamo - spiega Maurizo Ratti, uno dei sette medici legali dell’Asl apuana -, ma anche se qualcuno ci provasse farebbe poca strada».

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di Redazione web