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Quante anomalie nella cronistoria delle scaglie

CARRARA. «Le anomalie, di cui i fatti oggetto dell’indagine sono solo un aspetto, dimostrano come le questioni di questi giorni rivestano carattere strutturale, su cui è necessario intervenire con...

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CARRARA. «Le anomalie, di cui i fatti oggetto dell’indagine sono solo un aspetto, dimostrano come le questioni di questi giorni rivestano carattere strutturale, su cui è necessario intervenire con urgenza e profondamente»: lo sostiene l’Associazione Codici. «Si è atteso troppo e l’indagine in corso può aiutare la politica ad assumere iniziative concrete, se non vuole perdere ulteriormente credibilità». Nel suo excursus, Codici osserva: «Significativa la delibera n.1651 del 17 settembre 1993, assunta dalla giunta Pincione, avente per oggetto “Tassa marmi: modifica fatturazione tassa su scaglie e detriti”. Responsabile del settore marmo, il dirigente Ildo Fusani. Con questa delibera si è inteso forfetizzare, per prodotto e per soggetto, le quantità trattate (900.000 tonnellate) e gli importi calcolati su una tassa ridicola di 600 lire la tonnellata (mezza tazzina di caffè dell’epoca). Un’indagine sul campo, svolta sin dal dicembre ’94, dal comandante dei Vigili dott. Stefano Donati, dimostrava come le quantità considerate erano assolutamente ridicole (quella reale era di circa 4 milioni di tonnellate). Pensiamo che in caso di errore, di fronte ai dati forniti dai vigili urbani si sarebbe potuto intervenire con altro provvedimento correttivo. Alla giunta Pincione, che aveva come vicesindaco l’attuale capo dell’amministrazione, Angelo Zubbani, dopo il commissariamento subentrò la giunta Fazzi Contigli, che chiamò a ricoprire il ruolo di assessore al marmo quell’Ildo Fusani, già dirigente del settore al momento della delibera assunta dalla giunta Pincione. Cosa successe nei successivi quattro anni? Quasi niente: fu mantenuta la forfettizzazione ed incrementata a 1500 lire la tassa, portandola al costo di un caffè. Cosa ha comportato questa forfettizzazione: una totale mancanza di controllo in un settore che ha stravolto l’ambiente con una demolizione selvaggia che, sommata alla escavazione tradizionale, ha realizzato un danno ambientale, rilevabile ad occhio nudo, un minor introito di 70-80 miliardi di vecchie lire. A dimostrazione di quanto fosse sentito il problema dai cittadini, il sindaco succeduto alla prof.ssa Fazzi Contigli, il dott. Lucio Segnanini, avvertì l’esigenza di comunicare alla città, con un’intervista apparsa sulla cronaca del Tirreno del 14 giugno 1998, che la delibera n.1651 del 1993, che aveva introdotto la Forfettizzazione della tassa sui detriti, sarebbe stata revocata e ridiscussa. Revoca che avvenne puntualmente con l’approvazione delle delibere di Consiglio n. 29 e 30 del marzo 1999. La tassa sui detriti veniva portata a 4.500 lire per ogni tonnellata effettiva. L’introito realizzato certificò l’enorme danno erariale causato da sei anni di gestione forfettaria della tassa sui detriti. Oggi il Sindaco chiama la Guardia di Finanza a dirimere il dilemma fra scaglie bianche e nere (sembra quasi una sfida calcistica). Di fronte a questo onesto, quanto tutto sommato modesto, tentativo di ridurre lo scempio delle cave, operato dal sindaco Segnanini, cosa fecero gli industriali e non solo loro? Proclamarono la “serrata”, primo caso nel nostro territorio e poco usato anche altrove. Ad Assindustria si accodarono Cna e Lega delle Cooperative, organizzazioni non proprio di destra o peggio berlusconiane. Le scaglie vengono quindi trasformate da multinazionali straniere, con incredibile valore aggiunto e modeste ricadute occupazionali, rispetto al forte impatto ambientale, sia al monte che al piano. Il risultato di queste azioni è l’ottenimento, da parte del comune di Carrara, del poco invidiabile risultato di essere fra i tre Comuni più indebitati d’Italia, per debito pro-capite», conclude l’Associazione Codici.

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