Avvisò l’amico usuraio Condannato finanziere
Il militare aveva detto a un indagato di stare attento perché c’era un’inchiesta Il collegio accoglie la richiesta del pm Soffio: pena di 9 mesi per favoreggiamento
MASSA.
È stato condannato per favoreggiamento aggravato Massimiliano Del Dotto, 48 anni, militare della guardia di finanza. L'uomo era finito nei guai per aver aiutato Lucio Bianchi, già condannato per usura. Del Dotto era stato scoperto dai suoi stessi colleghi mentre indagavano su Bianchi: il finanziere, che prestava servizio alla dogana di Marina di Carrara, era venuto a conoscenza dell'inchiesta e aveva raccolto più informazioni possibili per mettere in guardia l'amico. In cambio di un telefono cellulare e forse di soldi. L'inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Rossella Soffio, che alla lettura della sentenza si è mostrata soddisfatta.
Del Dotto aveva rischiato seriamente di far saltare l'inchiesta sull'usura. Un'inchiesta importante che era partita dalla denuncia di due vittime, minacciate da Bianchi che - come dimostrato dagli inquirenti - pretendeva tassi del 1.700%. Tanto che il debito che avevano nei suoi confronti i due che hanno avuto la forza di denunciarlo è sempre rimasto tale e quale, nonostante avessero già restituito più di duecentomila euro a testa. Le vittime - entrambi imprenditori come l'usuraio - pagavano con rate mensili dai tremila ai cinquemila euro. Un incubo, iniziato nel 2004. I due imprenditori quando erano entrati nel tunnel dell'usura pensavano che avrebbero saldato il debito in poco tempo. Invece era stata la loro rovina.
Uno aveva chiesto trentamila euro, l'altro cinquantamila. Soldi che servivano per risollevare le loro aziende. Invece il nodo dello strozzino si faceva sempre più stretto, mese dopo mese aumentavano gli interessi. E serviva denaro, ogni volta che lui chiamava e diceva che era arrivato il momento di pagare. Quando si sentivano pressate le vittime chiedevano aiuto agli amici, qualche volta si approfittavano dei conti correnti dei parenti più stretti lasciandoli all'oscuro di tutto. Anno dopo anno hanno dato a Bianchi tutto quello che avevano, ma il loro debito non si era spostato di un centesimo. Fermo a trentamila e a cinquantamila euro, come quando era iniziato l'incubo.
Quando le minacce si erano fatte più insistenti, i due imprenditori avevano deciso di denunciare lo strozzino. Hanno raccontato la loro storia alla guardia di finanza. E il pm Soffio aveva messo sotto controllo le utenze telefoniche di Bianchi. L'indagine poteva rivelare molte cose ma si era interrotta bruscamente con l'arresto dell'usuraio, perché gli inquirenti avevano avuto paura che potesse fare del male a uno dei due imprenditori. Motivo? Del Dotto gli aveva detto che era indagato. Da allora è stato allontanato dalle fiamme gialle.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
