Il Tirreno

Gli antifascisti anarchici: no a quella pergamena

Gli antifascisti anarchici: no a quella pergamena

Critiche all’iniziativa di Anpi e Fiap per i fatti contro Storace e Tilgher «Riconoscimento irrispettoso di chi addirittura rifiutò la medaglia d’oro»

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CARRARA. Gli antifascisti e le antifasciste anarchiche criticano la cerimonia di consegna delle pergamente promossa da Anpi e Fiap, pergamene assegnate ai 46 indagati per i fatti di due anni fa contro Tilgher e Storace e al consiglio comunale. «Chi vuole cavalcare la tigre, vada allo zoo! - spiegano gli antifascisti anarchici - La pergamena vorrebbe lusingarci, ma non ci onora». E spiega: «La lotta partigiana non è assolutamente paragonabile a quanto successo a Marina il 2 luglio 2011. Ben lungi dal sacrificio di chi ha messo a repentaglio la propria vita, patendo esilio, confino e galera, non ci sentiamo assolutamente assimilabili ai partigiani di allora. Pertanto rifiutiamo questo riconoscimento che consideriamo irrispettoso nei confronti di compagni come Giovanni Mariga, detto il Padovan, che dopo aver combattuto e subìto la galera, coerentemente con le sue idee, a suo tempo rifiutò la medaglia d'oro al valor militare. Non ci interessa la solidarietà postuma data da quelle forze che nei giorni precedenti il 2 luglio ebbero a dire che era antidemocratico impedire a Storace e Tilgher di parlare, tant'è che in quella occasione non parteciparono alla manifestazione. Noi siamo anarchici e non democratici, perciò rivendichiamo il diritto a opporci a ogni manifesta o latente fascistizzazione della società. Inoltre, se l'Anpi/Fiap vuole esprimere la propria solidarietà, la invitiamo ad essere presente alle prossime iniziative di piazza». Ricostruiscono gli antifascisti anarchici: «Nel corso del primo incontro, avvenuto a seguito delle denunce, tra coloro che erano presenti in piazza il 2 luglio, venne proposto da uno dei partecipanti di chiedere all'Anpi/Fiap di rilasciarci un “diploma di benemerenza”. Dopo una breve discussione, l'assemblea decise che non era il caso e che non erano quelle le iniziative che ci interessavano. Abbiamo visto come venga tenuta in considerazione una decisione assembleare da chi si indora la bocca con la parola democrazia. Ben felici di essere anarchici invece che democratici. Rifiutiamo il cappello che alcune forze politiche stanno cercando di mettere su una manifestazione che è stata spontanea e che ha visto scendere in piazza più di 200 antifascisti. Rifiutiamo l'appellativo di partigiani della costituzione, rappresentativa di quel potere statale nel quale non ci riconosciamo, di quello stato che dal dopoguerra a oggi ha permesso il reinserimento nella società civile dei gerarchi fascisti nemici di ogni libertà sociale, e che hanno permesso il rinascere di partiti che a quelle idee si ispirano. Poco ci interessa la solidarietà di forma, il sostegno da salotto che fa apparire bello chi lo fa, ma che nella sostanza è irrilevante; poco ci interessa la solidarietà di quella amministrazione che nel contempo sta svendendo i monti, sta smantellando la sanità pubblica, sta distruggendo l'assistenza sociale e sta trasformando la città in uno squallido distretto minerario a uso e consumo di pochi. Il riconoscimento a cui ambiamo è quello della gente, che si costruisce stando nelle piazze e lottando con loro. L'apprezzamento che cerchiamo è quello che si legge nel saluto e nello sguardo delle persone che si fermano a parlare con noi e che non è formale», concludono.

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