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Legambiente: il lassismo ha favorito il clima di illegalità

Legambiente: il lassismo ha favorito il clima di illegalità

Claudia Bienaimè: molte responsabilità dell’amministrazione Massimo Menconi: questa situazione mi preoccupa

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CARRARA. Nero alle cave, una città sotto shock. In attesa di conoscere i dettagli dell’inchiesta delle Fiamme Gialle, che lunedì hanno reso noto l’avvio di un’inchiesta contro otto società del marmo, sospettate di frode fiscale e riciclaggio, in queste ore arrivano le prime reazioni da parte di chi, tra partiti politici e associazioni, parlava da tempo di un clima di illegalità diffusa nel settore del lapideo: esponenti della società civile che non se la prendono solo con i presunti evasori, ma anche e soprattutto con l’amministrazione.

Legambiente Carrara, nel 2010 e nel 2012 aveva presentato due esposti al Tar per danno erariale, contro le modifiche al regolamento degli Agri Marmiferi: l’inchiesta delle fiamme gialle, per l’associazione, è una conferma.

«Le indagini ci dicono che ci sono cose poco chiare, come abbiamo sempre detto – dichiara Maria Paola Antonioli, presidente di Legambiente Carrara - Ad esempio, che i prezzi dei blocchi dichiarati in pubblico non sono corrispondono a quelli pagati veramente e che anche i valori ipotizzati dal comune sono inferiori al reale. Il lassismo che c’è stato ha favorito questo clima di illegalità. In una situazione in cui si parlava tanto e spesso di evasione – conclude la Antonioli - nessuno si è mosso se non la guardia di finanza e la magistratura».

Dello stesso parere è Claudia Bienaimè (Carrara Bene Comune) che proprio sulle “ombre” del sistema lapideo aveva incentrato gran parte della sua campagna elettorale. «L’amministrazione ha delle grosse responsabilità perché con l’era degli accordi, ha avallato dei prezzi che solo degli imbecilli potevano ritenere reali - afferma oggi la consigliera, spiegando che proprio il sistema di tariffe concordato con gli industriali - ha permesso l’esistenza di un meccanismo di sottrazione di risorse e favorito il nero».

Secondo la Bienaimè il Comune «dovrebbe costituirsi parte civile, ma parte civile contro sé stesso. Dubito che lo farà».

La richiesta di costituzione di parte civile del Municipio, in caso si arrivasse a Processo, parte dall’assunto che l’evasione, se confermata, avrebbe comportato un grave danno al bilancio di piazza Due Giugno, facendo venire meno parte del gettito.

Un’ipotesi su cui Massimo Menconi, consigliere di maggioranza di Rifondazione Comunista e presidente della Commissione Marmo, interviene con estrema cautela: «Dobbiamo vedere come si evolverà l’inchiesta. Se verranno verificate le ipotesi il Comune dovrà fare i suoi passi, anche pensando a quello che sarebbe dovuto arrivare nelle casse del municipio e non è arrivato».

Menconi si sofferma poi sulla tempistica dello scandalo “Nero alle Cave”: «E’ una questione delicata che scoppia in un momento particolare: in questi giorni molti operatori e molti amministratori sono a Verona, per la fiera di settore, e quindi mancano diversi interlocutori. La prossima settimana faremo una commissione ad hoc». Quanto poi all’ipotesi che l’amministrazione, con gli accordi siglati con gli industriali, abbia in qualche modo favorito gli illeciti ipotizzati dalla Procura, Menconi ha le idee chiare: «Sulla questione dei valori il Comune stava facendo un lavoro abbastanza importante, lo dimostrano le contestazioni degli industriali. Mi preoccupano molto le sentenze del Tar che ci fanno fare dei passi indietro. Ho fiducia nella magistratura ma, per il bene della città, mi auguro che sia smentito tutto. Ci sarebbero ricadute gravi anche sull’occupazione. La situazione – conclude il presidente della Commissione Marmo - mi preoccupa e mi spaventa».

Cinzia Chiappini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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