Il presidio
Prezzi ribassati in fattura e denaro girato in conti esteri
CARRARA. Un raggiro al fisco, con tanto di doppia evasione, e soldi inoltrati, direttamente in conti esteri. Ci sarebbe questo meccanismo al centro dell’indagine della Procura della Repubblica che ha...
CARRARA. Un raggiro al fisco, con tanto di doppia evasione, e soldi inoltrati, direttamente in conti esteri.
Ci sarebbe questo meccanismo al centro dell’indagine della Procura della Repubblica che ha passato al setaccio (per il momento) otto società del settore lapideo carrarese.
In sostanza, stando a quello che trapela dalla prima e blindatissima fase dell’operazione “trasparenza” sul mondo del marmo, le ipotesi di frode fiscale e riciclaggio sarebbero legate, in modo particolare, alle vendite di blocchi in paesi stranieri, in primis India e Cina. Mercati dove le tasse doganali sono molto alte proprio per scoraggiare le importazioni.
Per pagare meno tasse gli acquirenti avrebbero avuto un prezzo fasullo (e molto più basso) nelle fatture di acquisto fatte dalle aziende carraresi. Risultato: pagare meno al momento di portare il materiale nei propri paesi (e quindi anche in questo caso si sarebbe profilata un’ipotesi di evasione fiscale).
Ma, restando al settore apuano, che cosa sarebbe sucesso del resto del denaro, quello del prezzo reale del blocco che sarebbe stato “ribassato” in fattura?
Secondo le ipotesi (siamo ancora in questo campo) alla base delle indagini della Procura, il denaro sarebbe stato consegnato in contanti (in nero) e direttamente in loco. A Carrara. Oppure, più frequentemente, il resto degli importi per i blocchi acquistati da portare in India o in Cina, sarebbe invece stato girato in conti all’estero (da qui l’ipotesi di riciclaggio) che sarebbero stati intestati alle società finite nel mirino delle Fiamme Gialle. Insomma un’operazione complessa e tanti aspetti ancora da chiarire.
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