“Videosorveglianza” (ma taroccata) al distretto: esposto di Marco Lenzoni
L’infermiere sindacalista: è un atto gravissimo, lesivo della nostra dignità L’Asl si dice estranea. Il dipendente: «Chiedo che si faccia un’indagine interna»
CARRARA. E’ finita con una denuncia al commissariato, presentata dall’infermiere-sindacalista Marco Lenzoni, la polemica innescata dalla comparsa di un cartello “Attenzione, area videosorvegliata” nei pressi della macchinetta timbratura al distretto di Avenza. Marco Lenzoni, nei mesi scorsi era stato protagonista di un caso di rilevanza nazionale (aveva pagato di persona il ticket ad una donna che non poteva permettersi le analisi del sangue della figlia), quando ha visto quel cartello lo ha ritenuto gravemente offensivo oltre che illegale. L’Asl ha già fatto sapere di non saperne niente, quindi è stata una iniziativa personale di qualcuno. Lenzoni chiede, insieme al sindacato Cgil, l’apertura di un’inchiesta interna. Questa la sua denuncia presentata al commissariato cittadino: «Lavoro presso l'Unita di medicina Sportiva al Distretto sanitario di Avenza. Nella giornata di mercoledì 18 i miei colleghi di Lavoro dell'Odontoiatria, mi hanno fatto notare che nel distretto e in particolare sulla macchinetta dei badge erano stati affissi cartelli che dicevano che l'area era sottoposta a video sorveglianza. Essendo rappresentante sindacale, sono a conoscenza che la video sorveglianza sul posto di lavoro è vietata dallo Statuto dei Lavoratori. Per questo motivo ho contattato personalmente l'Ufficio legale dell’Asl, per avere delle informazioni inerenti all'affissione di tali manifesti. Mi è stato risposto dalla responsabile che assolutamente l'Asl non ha impiantato nessun tipo di telecamere tanto meno quindi dei cartelli. Mi è stato chiesto dalla responsabile dell'Ufficio di contattare per fugare ogni dubbio il responsabile della struttura sanitaria in questione, il dottor Luigi Filippini. Lo stesso mi ha confermato che l'Asl non ha autorizzato il posizionamento di nessuna telecamera. A questo punto ho realizzato che qualcuno senza averne titolo ha affisso di sua iniziativa questi cartelli. Ritengo questo atto lesivo della dignità degli operatori sanitari che lavorano nella stessa struttura e allo stesso tempo pericoloso per gli utenti e cittadini che alla struttura si rivolgono (l'autore di tali affissioni poteva tranquillamente affiggerne altri di diversa natura e contenuto, significando tra l'altro che per apporre i manifesti è stato utilizzato un cerotto che è anche in dotazione all'Asl )». Marco Lenzoni, uno dei delegati del comitato iscritti sanità Cgil, ribadisce a voce: «Da quanto ho ricostruito, il cartello era apparso martedì sera, più ce n’erano altri. Lo ritengo un gravissimo atto di intimidazione, lesivo della dignità dei lavoratori; voglio assolutamente arrivarci in fondo, e scoprire chi si è permesso di poter affiggere un cartello del genere, sulla macchina del badge, cioè sulla macchinetta timbratrice. Forse qualcuno pensa che siamo al Grande fratello, e invece il lavoro è la nostra vita vera, e non possiamo permettere che qualcuno possa infangare il nostro impegno, la nostra serietà. I lavoratori dell'Asl sono responsabili e non hanno bisogno di controllo o di misure dissuasive. La cosa ancor più grave è che per aver tolto i cartelli sono stato pesantemente redarguito dal mio responsabile di unità operativa, il dottor Pietro Teneggi, che mi ha detto che "non mi dovevo permettere di staccarli" perché erano una forma di deterrenza utile, ma francamente non ho capito contro cosa era deterrente. Se il dottor Teneggi ritiene che ci siano delle irregolarità rispetto alle timbrature, faccia i passi che gli competono come dirigente Asl, altrimenti pensi a fare il lavoro del medico e non del controllore. Oltre all'esposto in procura ho informato il mio sindacato, la Cgil sanità, che si attiverà immediatamente presso l'Asl perché sia aperta un'indagine interna. Come ho spiegato nell’esposto, sia il responsabile dottor Filippini che l'ufficio legale mi hanno confermato, come era ovvio, che l'Asl non ne sapeva niente né di telecamere né di cartelli, essendo illegittime perché violazione dei diritti sanciti dello statuto dei lavoratori».
Dall’Asl, da noi interpellata, confermano quanto sostiene Lenzoni: e cioè che il cartello, subito rimosso, non era stato autorizzato, e ovviamente neppure le (non presenti) telecamere.(m.b.)
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