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il caso

La ex barista dell’Anspi: non ero una volontaria

MARINA DI CARRARA. Lei, una vedova di 56 anni, sostiene di aver lavorato come barista al circolo Anspi di via Bassagrande, accanto alla parrocchia, per cinque anni. E che poi i rapporti si sono...

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MARINA DI CARRARA. Lei, una vedova di 56 anni, sostiene di aver lavorato come barista al circolo Anspi di via Bassagrande, accanto alla parrocchia, per cinque anni. E che poi i rapporti si sono bruscamente interrotti: per questo motivo ha chiesto di essere assunta regolarmente. E, in seconda battuta, si è rivolta all’ufficio del lavoro, dove, il prossimo 4 ottobre è convocata, insieme all’associazione Anspi, per cercare una conciliazione. La donna chiede la regolarizzazione del rapporto di lavoro come dipendente a tempo indeterminato full-time, dal 1 luglio 2008 al 19 agosto di quest’anno. Ma anche il recupero contributivo su tutto il periodo lavorato e il pagamento delle differenze retributive.

Tutto parte, secondo quanto raccontato dalla signora, da una vicenda dolorosa: la donna infatti è rimasta vedova e, per sostenere lei e il figlio avrebbe accettato il lavoro nel bar del circolo della parrocchia, per un compenso che- stando sempre alla sua versione dei fatti, sarebbe stato pattuito, con una scrittura privata, sui 300 euro.

Tutto questo sarebbe andato avanti per anno fino a che i rapporti non si sarebbero incrinati, a tal punto da costringere la donna a lasciare il lavoro. Senza - sostiene - aver mai visto realizzata la promessa di un’assunzione in piena regola e soprattutto, sempre secondo quanto lamenta.

Da qui prima la richiesta di spiegazioni e poi il ricorso all’ufficio del lavoro.

Dalla parrocchia, interpellata sulla vicenda, non si vuole scendere nel merito ma ci si limitana sostenere che: «Il circolo si basa su lavoro volontario dei tesserati. Ccome compenso c’è solo un piccolo rimborso spese. Non esistono contratti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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