Il Tirreno

Concordia: gli apuani che fecero l’impresa

di Claudio Figaia
Concordia: gli apuani che fecero l’impresa

Alla cooperativa “Ambiente Sc” il delicato compito di eseguire le analisi sulle acque attorno al cantiere. I tecnici: «Finora è tutto sotto controllo»

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MASSA. “Apuan connection” sulla Concordia: c’è molto di massese nella grande impresa del recupero della nave naufragata davanti all’isola del Giglio nel gennaio dello scorso anno.

Intanto, è massese, o meglio montignosino il “comandante in capo” dell’operazione: il capo della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli. Poi, c’è la società cooperativa Ambiente che si occupa del monitoraggio delle acque. Ancora, c’è la Matec Srl. che ha fornito un impianto di depurazione e bonifica dei residui di lavorazione prodotti dal cantiere. Infine, c’è Alioto Group d Castelnuovo Magra (il cui titolare, Giancarlo Alioto, originario diSarzana, vive a Nazzano ed è carrarese di adozione) che ha progettato e fornito i maxi cavi di acciaio per sostenere il relitto. Non solo: potrebbe essere un’azienda massese (anche se con sede in provincia diPisa), la Ecoacciai di Emanuele Ricciardi, una delle società specializzate che si occuperà della demolizione dell’enorme scafo della Costa Concordia.

Una partecipazione di rilievo e in parte inaspettata; una di quelle cose che ti fa dire: “Ma allora non è vero che qui è tutto da buttare”. Attorno al relitto della Costa Concordia, insomma, lavorano “eccellenze” del nostro territorio in molti casi misconosciute

Prendiamo il caso della Ambiente Sc, società cooperativa con sede in via Aurelia, al confine fra Carrara e Massa. È un’azienda che fattura 11-12 milioni di euro l’anno, che ha un organico di oltre 130 tecnici – di cui 40 ingegneri e una ventina di laureati in biologia, chimica, agraria e altre discipline – e che è una delle prime società italiane nel campo delle consulenze e nelle analisi ambientali. Nei suoi laboratori si muovono giovanissimi tecnici con orecchini, capelli rasta e aria rilassata in un’atmosfera di quelle che richiamano le aziende “friendly” della Silicon Valley. Qui sono stati effettuati i campionamenti legati al Sin per il nuovo insediamento di Nuovo Pignone in viale Zaccagna ad Avenza; le analisi sui terreni in cui sta sorgendo il nuovo ospedale di viale Mattei ma anche il monitoraggio della funzionalità dei depuratori lungo le coste di tutta la Croazia.

Ora, “Ambiente Sc” è al Giglio. Anzi, c’è dal novembre scorso, da quando ha ricevuto dal consorzio formato da Titan Salvage e Micoperi, capofila della missione Concordia, l’incarico di monitorare le acque interne ed esterne attorno al relitto; di controllare i fondali, i sedimenti, di fare campionamenti e analisi su pesci, crostacei, alghe e vegetazione marina. Un appalto da un milione di euro circa, delicato e importante. Si tratta di eseguire campionamenti – con cadenza giornaliera, settimanale, mensile, a seconda della situazione – per accertare la presenza di sversamenti di inquinanti, e l’eventuale contaminazione della flora e della fauna marine attorno alla nave. «Per noi un lavoro di routine dal punto di vista tecnico-scientifico: i controlli sulla qualità delle acque sono il nostro pane quotidiano. Ma senz’altro un compito più complesso del solito dal punto d vista dell’organizzazione:prelievi e analisi possono venirci richiesti ad ogni ora e c’è la necessità di portare con il furgone i campioni al nostro laboratorio di via Aurelia e di fornire le risposte nel più breve tempo possibile», spiegano gli ingegneri Franco Rocchi, direttore generale di Ambiente e Paolo Bocini, responsabile del laboratorio.

Ma cosa hanno trovato i periti di Ambiente sc. nelle acque attorno al relitto? L’incubo inquinamento è reale? È superato il rischio di una ctastrofe ambientale? Su questo i due dirigenti oppongono una rigida riservatezza professionale. Lavorano per conto di Titan-Micoperi sotto il coordinamento di Giandomenico Ardizzone, docente di Ecologia marina alla Sapienza di Roma, il loro monitoraggio è l’interfaccia di ciò che sta facendo Arpa per conto del governo e della parte pubblica. E non dicono nulla in materia, se non un abbastanza rassicurante “finora è andato tutto bene”: «Non siamo autorizzati a rivelare gli esiti degli esami, però l’Osservatorio ha finora convalidato il nostro monitoraggio effettuato nei mesi scorsi da cui non sono mai emersi parametri preoccupanti». Dopo il raddrizzamento, tuttavia, si aprono altre incognite sulla possibile fuoriuscita di sostanze inquinanti dallo scafo. E lo staff di “Ambiente Sc” è lì pronto a registrarlo.

«Abbiamo battuto una concorrenza agguerrita, siamo orgogliosi di questa commessa che ci mette sotto i riflettori di tutto il mondo», dice la presidente della cooperativa Patrizia Vianello. Che poi annuncia: «Noi comunque non ci fermiamo alla Concordia: stiamo progettando l’apertura di una divisione per analisi nel campo agro-alimentare. Ambiente sc crescerà ancora».

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