Italia
Addio a Guadagnucci l’artista che sapeva accarezzare il marmo
Folla a Lavacchio per i funerali, con musica dei Queen Le ceneri riposeranno sotto la sua “Madonna con bambino”
MASSA. Musica dei Queen di sottofondo, rose rosse, tanta gente e tanti sorrisi. È stato dato così, ieri pomeriggio, alla chiesa San Giorgio di Lavacchio l’ultimo saluto al Gigi Guadagnucci, scultore di caratura internazionale. Proprio lì, in quella piccola chiesa dove Gigi, 98 anni fa, venne battezzato e che ieri è diventata improvvisamente troppo piccola per ospitare tutti coloro che sono saliti sulle colline del Candia per dargli l’ultimo saluto.
C’erano la moglie Ines, i cugini, gli amici, esponenti della cultura e dell’arte arrivati anche da fuori città; e tutti gli abitanti di Lavacchio e Castagnetola, il suo quartiere di origine. In prima fila anche il sindaco, Alessandro Volpi, mentre fuori, ad attenderlo con un applauso, sono rimasti molti dei cultori della sua arte. Un’arte conosciuta in tutto il mondo: dalla Francia, dove lui si stabilì nel 1936 e dove incominciò a mettersi all’opera con lo scalpello, fino a Tokyo, dove è allestita una sua mostra. Negli occhi dei conoscenti si intravedeva molta commozione, ma nessuna lacrima è stata versata: lui non avrebbe voluto.
Il funerale è stato celebrato invece con quello spirito con cui Guadagnucci ha vissuto la sua lunga e intensa vita: con ironia, stravaganza e saggezza, sempre un passo in avanti o di traverso rispetto agli altri. Spirito con cui affrontava anche il tema della morte, con curiosità e mai con paura.
«Quando è morto – racconta Alessandra Calcagnini, una grande amica di Guadagnucci presente ieri al funerale – ci siamo detti io e mia sorella: finalmente ora saprà dove si va, cosa c’è dopo la morte. Gigi si interrogava continuamente su questa tematica, ed era curioso, volenteroso di darsi una risposta. Credeva in un ritorno alla natura, ma non aveva la certezza. Ora la saprà».
Durante la celebrazione il parroco, don Giovanni Locatelli (per i fadeli “don Giò”), ha letto una lettera che lo stesso Guadagnucci scrisse nel 2005 all’allora vescovo della diocesi di Massa Carrara monsignor Eugenio Binini, e dove esprimeva la sua volontà di essere cremato e di collocare le sue ceneri proprio in quella chiesa, accanto all’opera marmorea raffigurante la Madonna del bambino di Lavacchio che lui stesso creò e donò alla parrocchia nel 1997.
Poi è stato il turno di Alessandra Calcagnini a prendere parola per ricordare l’artista. In mano una lettera che un amico, anche lui scultore, ha mandato dal Brasile alla moglie di Guadagnucci dove scriveva, in riferimento alla straordinaria manualità e sensibilità dell’artista: «Lui non scolpiva il marmo ma lo accarezzava, questo era il suo segreto».
E sempre in quella lettera poi ricorda l’umiltà e la profondità di Gigi: «Quando lo incontrai per la prima volta – scrive – gli diedi del lei e lui mi rispose: tu credi che io sia vecchio e lo sono, ma se guardi alla storia e pensi intensamente ad essa scoprirai che io e te siamo affacciati alla stessa finestra e che per lei noi siamo coetanei».
Il cerchio di Gigi Guadagnucci, si chiude perfettamente da dove era iniziato: a Massa, alla pendici di quelle colline da cui si era allontanato e dove, dopo aver girato il mondo, è tornato per rimanerci. Il suo corpo verrà cremato e le sue ceneri rimarranno nella chiesa di San Giorgio a Lavacchio.
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