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Amministratore unico: rivoluzione negli enti
Sì del consiglio all’eliminazione dei consigli di amministrazione nelle partecipate I segretari di partito non potranno essere nominati. Volpi: il vento è cambiato
MASSA. Perchè nei consigli dei amministrazione delle aziende pubblica devono esserci segretari di partito (preferibilmente del Pd, almeno qui in provincia), ex assessori rottamati, consiglieri in cerca di poltrone? Se lo chiedono in tanti. Anche il sindaco Alessandro Volpi, che contro questo metodo “spartitorio” si è battuto fin dalla campagna elettorale. Non fosse altro perchè il tema ben si coniuga con un altro pallino del neo primo cittadino: il contenimento della spesa pubblica attraverso tagli drastici a tutto ciò che è ritenuto “superfluo”.
È così che ieri mattina il consiglio comunale si è trovato chiamato a votare su alcuni dei primi “veri” atti di questa nuova giunta: l’atto di indirizzo che in sostanza cancella i Consigli di amministrazione (pur non prevedendone la soppressione formale) e prevede di mettere a capo delle aziende pubbliche un amministratore unico. E il nuovo statuto dell’Asmiu che, stabilisce, appunto, che l’azienda comunale dei rifiuti sia una guidata da un solo uomo, non da un Cda di tre o cinque membri. Provvedimenti di sostanza e ancor più di significato simbolico che hanno trovato ampi consensi – e la cosa non era scontata – in consiglio comunale.
L’atto di indirizzo sulle nomine negli enti e nelle aziende partecipate è stato approvato con 27 sì e tre astenuti: i consiglieri grillini, per i quali si doveva “osare” ancora di più. Il provvedimento stabilisce fra l’altro che l’amministratore di un ente non può, contemporaneamente, ricoprire incarichi di vertice in un partito. Norma che, in sostanza vieta ai segretari di partito di occupare quelel poltrone. Tanto per fare un esempio: Argante Mussi, segretario del Pd di Carrara, non potrebbe, stando a quanto votato ieri a Massa, diventare (come lo è diventato) viceperesidente di Erp. Mussi, va specificato, ha annunciato le dimissioni da segretario, ma formalmente sarebbe, secondo questa norma, incompatibile.
È stato l’assessore alle Finanze Giovanni Rutili a illsutrare la strategia dell’amministrazione. Ricordando che la possibilità di optare per l’amministratore unico ha trovato conferme giuridiche in una sentenza della Corte dei Conti e in vari pareri giurisprudenziali. E aggiungendo altro: che il controllo sulle società deve essere trasferito in modo più deciso al consiglio comunale – «il bilancio delle aziende deve essere discusso in aula, non approvato come allegato del bilancio del Comune rendendo impossibile un reale controllo». In sintesi, lo schema è questo: un solo amministratore che dà all’azienda “la linea” dell’amministrazione comunale; un controllo “analogo” sulla gestione della società condotto dal Comune; atti e bilanci su internet per dare maggiore trasparenza. E risparmio conseguente, non ancora quantificato, sui gettoni di preenza al Cda.
E se tutto questo è un “indirizzo” per quanto riguarda gli enti partecipati (quelli in cui il Comune è socio con altri), sta per diventare una realtà in Asmiu. Il consiglio ha infatti votato – stavolta con il sì dei 5 Stelle ma con l’astensione degli Arancioni – sostanziose modifiche allo statuto di Asmiu. L’opposizione arancione ha contestato (vedi articolo a fianco) con durezza, parlando di “riduzione di spazi democratici, eliminando i posti del Cda riservati all’opposizione. Risponde a distanza Rutili: «Avete mai visto un componente di minoranza denunciare al consiglio comunale che qualcosa non va in un’azienda pubblica?» La “riforma” delle società pubbliche non è finita: ora toccherà a Master, azienda “strumentale” per la quale la giunta punta a un amministratore unico scelto tra i funzionari o i dirigenti del Comune. “Il vento e' cambiato”, scrive il sindaco su Fb. Sarà.
Claudio Figaia
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