Italia
Il decreto del Fare salva Ragoni
Annullate le presunte incompatibilità, ma intanto nel Pd crescono le tensioni
CARRARA. Sale la tensione all’interno del Pd: dalle contestazioni sulle presunte incompatibilità di Boggi e Ragoni, alle nomine delle partecipate, c’è fermento all’interno del partito di via Groppini. Il decreto del “Fare” recentemente approvato dal governo Letta, “salva” il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni, esponente importante del Pd e dirigente di Gaia, dall’accusa di “incompatibilità” sollevata dal suo compagno di partito, il renziano Marco Musoni. Quest’ultimo, primo dei non eletti in consiglio comunale, aveva contestato anche il seggio di Lucio Boggi, ex membro del collegio sindacale di Imm. A riportare la pace in famiglia, si fa per dire, ci ha pensato il governo in un caso e le dimissioni di Boggi dal collegio sindacale dall’altro, anche se le nomine ai vertici delle partecipate di cui si discute e si è discusso in questi giorni, continuano ad agitare le acque in casa Pd. Oltre all’intervento dei civatiani (di cui parliamo a parte), l’arrivo di Fabio Felici alla guida di Imm/Carrara Fiere, avrebbe lasciato l’amaro in bocca a qualcuno, anche se i vertici di via Groppini smentiscono: «E’ una scelta del sindaco, Felici ha le qualità professionali per lavorare bene» hanno detto, praticamente all’unisono il segretario Argante Mussi e Luca Ragoni. Intanto però c’è chi parla di tensioni nel partito, sia per le divisioni a livello nazionale, sia anche per qualche questione personale. Sullo sfondo, le prossime nomine, ma soprattutto la lunga (ma non è detto che sia davvero 2017) corsa alla successione di Zubbani. Nel Pd c’è già chi scalda i motori per contrastare la candidatura di Andrea Vannucci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google