Il presidio
«Gli imprenditori entrino nella Cassa»
L’analisi del sindacato Uilca: «E’ un’occasione da non perdere, la Fondazione è neglio che non aumenti la propria quota»
CARRARA. L’imprenditoria locale non dovrebbe farsi sfuggire l’occasione di entrare nell’azionariato della Cassa di Carrara, mentre la Fondazione è bene che non aumenti la sua quota. Lo sostiene il sindacato Uilca della Rsa della Cassa di Risparmio di Carrara Spa. «Dopo le notizie di vendita della Cassa di Risparmio di Carrara - scrive la Uilca dopo un incontro con il presidente Gino Mazzi - abbiamo avuto un incontro nel merito con il presidente della banca, il quale ha sottolineato con convinzione che non esistono né indicazioni né convenienze da parte della capogruppo Banca Carige ad operazioni di cessione. Da questo punto di vista come Organizzazione Sindacale e come lavoratori ci sentiamo maggiormente rassicurati. Esistono però altri aspetti sui quali è bene che l’azienda, in questo caso a livello di Gruppo, risolti si spera il 30 settembre i problemi di governance con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione, convochi le Organizzazioni sindacali e si apra una chiara ed esaustiva fase di confronto. Ad oggi - si fa notare - la fase di riorganizzazione aziendale non è ancora inziata, siamo solo alla destrutturazione di quanto costruito in passato, con la cessione di pezzi aziendali e nel caso del ramo assicurativo anche di lavoratori. Quindi le prime conseguenze per i lavoratori sono già in atto o lo saranno a breve. Terminata questa fase l’azienda passerà alla riorganizzazione del settore bancario e non ricordiamo un solo caso in cui una riorganizzazione non abbia avuto ricadute e conseguenze sui lavoratori. Non bastano i proclami o le pacche sulle spalle per rendere sereni i lavoratori del Gruppo Carige e della Cassa di Risparmio di Carrara. Semplicemente i lavoratori sono preoccupati e vogliono conoscere il piano industriale dell’Azienda e le ricadute in esso contenute e discutere con la nuova o vecchia governance di questi problemi concreti».
La Uilca aggiunge. «Vi sono poi altri due aspetti significativi in questa vicenda. Il primo riguarda il sindacato e le relazioni industriali. Sicuramente il Contratto Nazionale e il Contratto Integrativo sono strumenti imprescindibili per la tutela del lavoro e delle condizioni in cui si svolge ma occorre attivare nuovi strumenti a difesa di chi lavora nelle aziende. In particolare nel Gruppo Carige, anche su sollecitazione e interesse aziendale, da tempo i lavoratori sono stati coinvolti in operazioni di acquisizione di quote azionarie e riteniamo sia il momento che questa partecipazione individuale si trasformi in una azione collettiva di partecipazione alla gestione e/o controllo dell’operato aziendale. Nel caso di Carige, come di moltissimi altri casi in Italia, non ci troviamo più di fronte ad un imprenditore che investe soldi propri, ma ad un Consiglio di Amministrazione che gestisce soldi altrui. Diventa sempre più necessario che i lavoratori che spesso oltre che partecipare attivamente nella produzione degli utili aziendali, è proprietario di quote dell’azienda stessa, trovi nuove forme di rappresentanza e partecipazione attiva alla vita della banca». «L’ultimo aspetto riguarda o dovrebbe riguardare la Cassa di Risparmio di Carrara. In questa fase di riassetto industriale è la Capogruppo stessa che chiede a nuovi soggetti di entrare nel capitale sociale del Gruppo o delle singole aziende. Noi come Uilca non pensiamo che la Fondazione debba aumentare la propria quota di partecipazione. La Fondazione fa un altro mestiere ed è bene continui a fare quello che è nei suoi compiti. Pensiamo però che sia compito della classe imprenditoriale apuana e provinciale portare il proprio contributo al rilancio della economia locale con un’adeguata partecipazione azionaria al Gruppo Bancario. In questa situazione pensiamo veramente che l’imprenditoria locale possa investire concretamente nella Cassa di Risparmio di Carrara, svolgendo un ruolo propositivo per l’economia locale. Una Cassa di Risparmio più forte e partecipata dall’imprenditoria, inserita in un Gruppo che lavora a livello nazionale, può essere realmente il traino di cui l’economia apuana ha bisogno. Occorre fare un salto di qualità, uscire dagli ambiti ristretti e comprendere che questa è una occasione e un momento difficilmente ripetibili», conclude la Uilca.
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