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Volpi affonda il distretto sanitario alla stazione
«La Regione non ha soldi per la costruzione. Dirotteremo il fondo da 1,8 milioni per l’acquisizione dei terreni per recuperare spazi e servizi in immobili comunali»
MASSA. Il sindaco Alessandro Volpi affonda il progetto di un nuovo, milionario, distretto sanitario nell’area vicina alla Stazione. Area che l’Asl avrebbe dovuto comprare dalle Ferrovie alla modica cifra, si fa per dire, di 1,8 milioni.
Volpi sentita la Regione vuol cambiare rotta e sta lavorando ad un piano che metta insieme la necessità di assicurare al territorio servizi sanitari territoriali adeguati con i soldi a disposizione (essenzialmente regionali). Quei servizi che non competono, proprio per filosofia, al nuovo ospedale di via Mattei.
La decisione Volpi la esterna sulla sua pagina Facebook. Scrive: «Ad oggi e almeno per i prossimi due anni la Regione non ha risorse destinate alla costruzione del nuovo distretto sanitario. Di fronte a ciò bisogna in ogni modo evitare di dismettere il distretto esistente di via Bassa Tambura a cui affiancare un altro polo da realizzare in uno spazio di proprietà del Comune, utilizzano 1,8 milioni messi dalla stessa Regione nell’accordo di programma. Risorse regionali insomma da destinare ad un bene del Comune. Inseguire la chimera del nuovo grande distretto significherebbe fare un salto nel vuo e restare senza sanità territoriale pubblica per diversi anni».
Contattato per telefono il sindaco si riserva di chiarire a breve il suo piano alternativo. Parla infatti, il primo cittadino, di usare il milione e 800mila euro regionali (quelli per il solo acquisto del terreno) per valorizzare invece immobili di proprietà comunale che potrebbero servire per ospitare i servizio sanitari territoriali.
Del resto il problema del distretto è da troppo tempo sul tavolo, e si è ammuffito. L’ospedale unico dovrebbe entrare in funzione nell’autunno del 2014 e il maxi distretto invece è al palo: perfezionare l’acquisto del terreno, fare il progetto, appaltarlo, costruirlo. Vogliamo fare 3-4 anni? Se poi la Regione fa sapere di non avere altri 6-8 milioni a disposizione per il distretto c’è poco da ragionare. Più che il sindaco, ad affondare il distretto alla stazione sono i conti regionali. Volpi, sindaco ma anche assessore all’urbanistica e alla sanità, lavora ad un piano B che intanto si basa sull’esistente (via Bassa Tambura e presidio di Marina). Si capisce che la sua intenzione è di verificare insieme all’Asl quale o quali immobili comunali si possono adeguare con 1,8 milioni ai servizi sanitari territoriali.
Ora che, seppur con un certo ritardo, le commissioni consiliari si sono insediate sarebbe bene che la politica tornasse ad approfondire la questione e ad elaborare proposte e riflessioni. Intanto all’annucio facebook di Volpi segue un commento facebook di Ernesto Manfredi, che ha sempre seguito per conto del Pd negli ultimi anni la questione sanità.«Non è pensabile - dice - fare a meno del Distretto,se si vuole parlare di sanità territoriale.Ad oggi non esiste alcun protocollo sanitario territoriale(Case della salute,percorsi sanitari territoriali,potenziamento delle cure domiciliari,ausili sanitari minimali ecc ecc)..Comunque negli anni passati era sempre stato garantito il finaziamento per il nuovo Distretto.Dove sono finite le risorse stanziate?occorre mettere con le spalle al muro la Regione e "pretendere"di capire veramente cosa si vuole fare della Sanità nella nostra Provincia».
Dice invece Franco Frediani, editore e studioso di storia locale: «Mi riesce difficile comprendere la necessità di un Distretto Sanitario ex-novo quando, con una minima spesa, potrebbe essere utilizzato l'ospedale del Monte di Pasta che verrà dismesso. Già dotato di apparecchiature moderne (penso a radiologia), di innumerevoli ambulatori, di parcheggio, e sale per ospitare i ricoveri a lunga degenza sarebbe la soluzione ideale. Io credo che il buon senso vada verso questa direzione».
Sottolinea Eugenio Giannetti: «Sarebbe opportuno valutare pubblicamente cosa significa il cambio di destinazione del vecchio ospedale e degli altri beni di proprietà ASL. Dubito che ci sia qualche imprenditore con i tempi che corrono disposto a fare tali investimenti, ma sicuramente si congelano le iniziative dei privati nel recupero e cambi di destinazione per i prossimi 5 anni in tutta l'Utoe del centro città».
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