Il Tirreno

La mosca olearia torna all’attacco degli oliveti apuani

di Melania Carnevali

L’insetto già presente in varie zone di Montignoso e Massa A rischio una produzione di 10mila quintali. Il piano di difesa

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MONTIGNOSO. I produttori di olio rischiano grosso: la mosca olearia è passata di nuovo all'attacco delle olive apuane. Esiste però un modo per difendere la prossima produzione olivicola che rischia, senza adeguate contromisure, un drastico ridimensionamento.

La mappatura. Alcuni rilevamenti, che vengono periodicamente eseguiti, hanno mostrato una presenza massiccia della mosca, soprattutto in alcune aree della nostra provincia. Nella zona di costa di Massa e nell'area di Montignoso ad esempio; per arginare i dannosi effetti dell'insetto si possono utilizzare prodotti biologici. Meno preoccupante, stando ai rilevamenti, la presenza nella zona di Carrara e in Lunigiana, dove prosegue l'azione di controllo preventivo.

I primi attacchi. Le ultime piogge hanno innescato i primi attacchi della Bactrocera Oleae. Il Cervaiolo, la zona di Montepepe e la Serra sono le aree di Montignoso dove la mosca olearia si è già manifestata, così come nell'area del Castello Malaspina, a Massa, Moneta, a Carrara e Caprigliola in Lunigiana.

Un aiuto. A lanciare l'Sos è Coldiretti (info su www.massacarrara.coldiretti.it), che - in collaborazione con la Camera di Commercio - ha messo a punto un progetto per informare le imprese in caso di superamento della soglia di guardia, limite dopo il quale «gli esperti – spiega Franco Cresci, coordinatore e responsabile del progetto – consigliano di attivare tutte le contromisure per proteggere le olive».

Sotto osservazione. In questo momento - aggiunge Cresci - «stiamo monitorando una ventina di aziende agricole tra Montignoso, Massa, Carrara e la Lunigiana che rappresentano un nucleo campione; il controllo settimanale ci permette di diramare bollettini periodici per informare gli imprenditori con tempestività e permettere loro di difendersi».

Il progetto. Per combattere la mosca bisogna però prima conoscere il proprio nemico. Riconoscerla, insomma, cosa che non è così scontata. «La mosca è un nemico che possiamo contrastare e combattere con metodi efficaci come la difesa biologica mettendo così in condizioni le imprese di garantire al consumatore finale un prodotto di qualità. È questa – spiega ancora Cresci – la filosofia del progetto che ha trovato il sostegno della Camera di Commercio. Partiamo da un controllo serio ed efficace che coincide con un cambio culturale da parte dell'imprenditore».

Sotto-controllo. Al momento la situazione è sotto controllo, davanti ci sono però mesi delicatissimi: «Entriamo – dice ancora l'esperto – nella fase cruciale. Sono settimane decisive per il futuro del prossimo raccolto».

1.700 coltivatori. Uno degli obiettivi evidenti del progetto è evitare la drammatica stagione olivicola del 2011 quando la mosca olearia divorò il 40 per cento della produzione provinciale, arrecando un grave danno alla piccola economia olivicola. Il mini distretto apuano delle olive è composto da poco più di 1.700 imprese (pari al 3,5% delle imprese olivicole in Toscana) che complessivamente producono 10mila quintali di olive (fonte Istat). «Si tratta – spiega Vincenzo Tongiani, presidente provinciale Coldiretti – di un progetto la cui finalità è quella di aggregare le tante piccole imprese, molte hobbistiche, presenti ed attive a livello provinciale».

Fare rete. «Una piccola impresa che produce modeste quantità di olio - continua Tongiani - ha molte difficoltà di approccio a metodologie professionali, così come le ha nell'aggredire i mercati». E il progetto mira proprio a tessere nuovi legami nella filiera olivicola locale, dando importanza e centralità ai piccoli produttori che devono essere messi in condizioni di generare reddito dalla produzione di olio. Il progetto va ben oltre: il recupero degli oliveti e dell'olivicoltura è un valore per il territorio e per la conservazione del caratteristico paesaggio toscano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA©RIPRODUZIONE RISERVATA

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